bancomatto

- [bancomat] Domani vado a fare bancomat. Ritiro gli ultimi 250 € sul conto e mi sfilo dalla crisi.
- [coniglio] Stasera il coniglio dei Ministri è uscito all’impazzata dal cappello: tutti i risparmi saranno garantiti; lo Stato assicurerà la liquidità e le banche non falliranno. Qualcuno, vampirizzato dai bancari, potrebbe questionare sul fatto che il pubblico salvi il privato per poi restituirlo pulito-pulito ad interessi privati (v. Alitalia).
- [fisico] Sono un fisico, e pur non intendendomene di economia ho una sensibilità acuminata e interiorizzata per le leggi di conservazione*. Se le banche fallissero veramente, una ad una, come potrebbe lo Stato garantire tutti i risparmi, ma proprio tutti? Ad occhio e croce servirebbero altrettanti soldi quanti quelli depositati: e quindi (a livello puramente teorico) si dovrebbe chiedere agli italiani un contributo pari a quanto essi stessi hanno depositato in banca. Cioè, in sostanza, impedirgli il prelievo. Messi da parte dubbi di incostituzionalità e illiberalità, non sarebbe più semplice inventarsi una legge-pulsante di sicurezza che congela tutti i depositi tranne una percentuale mobile necessaria per far investimenti, in attesa che la crisi passi?
*Ovviamente i soldi non sono un fluido incomprimibile, ma tant’è.
- [liberismo] Tutti dicono che ci dovrà essere una riflessione sull’etica del capitalismo e sull’economia di carta. Ovviamente non ci sarà niente di tutto ciò. Ma volendo proprio pensare, penso. Tutta l’economia è di carta. Nel momento in cui deposito in banca 1 euro e la banca dispone di 0.8 centesimi che investe in un’altra banca che disporrà di 0.64 centesimi etc. e alla fine il capitale totale (in serie geometrica di ragione del tasso di sconto al 20%) è 5 euro, è chiaro che se tutti gli attori agiscono spendendo quei soldi come se ci fossero il sistema diventa virtuale, e può reggere solo se si mantiene in uno stato stazionario di non-equilibrio stabile. Evidentemente il sistema era diventato troppo sensibile a perturbazioni*. Il fatto è: l’economia liberista è un sistema virtuale in cui le correnti più o meno spontanee di denaro sostituiscono efficacemente la faraggine burocratica di un sistema socialista**. Ma bisogna sempre ricordarsi che è un costrutto fittizio e, spesso, controintuitivo e irrazionale. Per esempio: su quale economia reale si basa lo stipendio dei bancari?
* Sarebbe interessante studiare i tempi di risposta del sistema capitalista a perturbazioni di varia entità. Bisogna considerare che cause ed effetti non sono contemporanei, ma che ci sono tempi di latenza che possono diventare cruciali.
** Ognuno ha sognato, ammettetelo, di essere il dittatore di uno stato perfetto, in cui lui personalmente si cura e controlla tutti i dettagli della burocrazia.
- [bruciato] Essendo il sistema un costrutto virtuale, non sorprende che si possa incappare in paradossi (tipo l’idea di Keynes di far scavare e riempire buchi per far ripartire l’economia, un modo più umano di immettere capitale pubblico nel mercato e far ripartire lo stato stazionario). Io penso che quando i paradossi sono palesi, non li si possa accettare ma li si debba prendere come campanello d’allarme di una situazione che prima o poi esploderà. Per esempio, un’economia che avvelena il pianeta. Ancora non stiamo pagando per questo, il conto arriverà tutto in una volta (e non parlo del riscaldamento globale). Oppure, un PIL che aumenta per un morto stradale. Il rilancio dei consumi, al posto di una cultura del risparmio. Quest’ultima: se il risparmio, palesemente una virtù individuale, non si rispecchia altrettanto virtuosamente nel sistema liberista, allora c’è un difetto; gli effetti sono ora visibili. Propongo che questo diventi un principio universale: se puzza di bruciato, è bruciato.

Ma liberismo ed economia-sempre-più-virtuale non sono la stessa cosa… ci sono movimenti anarco-capitalisti che addirittura chiedono il ritorno alla parità aurea…
Comment by gd — October 13, 2008 @ 3:59 pm
Non sono la stessa cosa, ma una dose di virtualità è insita in ogni dosaggio di liberismo più o meno deregolamentato, nel momento in cui esiste il debito ed il credito (al contrario di quanto pensava Marx, l’economia capitalistica implode non per concentrazione di plusvalore, ma per concentrazione di debito!). Anche la corrispondenza della moneta battuta con le riserve auree non sarebbe meno virtuale (ed ormai assurda e impraticabile): qual è il valore dell’oro? L’oro di per sé ha un valore commerciale solo per fisici, orefici, ricche signore e rapper americani. Il valore delle cose è virtuale, e non discuto che il modo migliore per definirlo sia il meccanismo microeconomico della domanda e offerta. I problemi insorgono perchè nella macroeconomia globale, sistema complesso per eccellenza, la somma delle parti non costituisce mai il tutto. Quello scarto è “virtuale”, e pensare di poterlo analizzare con i metodi riduzionisti dell’economia “scientifica” non funziona: la mano invisibile che distribuirà le risorse dall’alto al basso può manifestarsi o non manifestarsi.
Comment by Administrator — October 13, 2008 @ 9:54 pm