24/10/08
[ingerenze] A suo tempo sui DICO (ma anche sul testamento biologico, ma anche su mille altre cose) i piu’ temerari osavano dire "Ci siamo annoiati di certe intromissioni negli affari interni dello Stato. Giudizi esterni possono disturbare e sembrano voler obbligare il presidente a scelte". Oggi qualcuno dice (rivolto al ministro degli esteri israeliano Herzog): "Ci siamo annoiati di certe intromissioni negli affari interni della Chiesa. Giudizi esterni possono disturbare e sembrano voler obbligare il papa a scelte". Contrappasso?
[mercato] Tivvu’: come sempre le opinioni disinformate si sprecano, discussioni senza fine sui massimi sistemi che nulla c’entrano con il problema in questione. Ma un colpetto di Veltroni non mi e’ dispiaciuto: ha fatto notare che l’uscita di Belusconi sulla possibilita’ di chiudere i mercati non ha prodotto su questi alcuna fluttuazione, come ci si sarebbe potuti aspettare se una simle uscita l’avesse avuta un presidente comunque autorevole come Sarkozy o il premier Gordon Brown. Persino la saggia mano invisibile del mercato sa’ che quando parla Berlusconi sara’ una pagliacciata se va bene o una cazzata il piu’ delle volte.
[rassegna] Stamattina alla rassegna stampa di radio 3 (tenuta dal direttore del settimanale "formiche", tuttosommato un buon commentatore, neutro e ragionevole) un intervento splendido di un ascoltatore e’ servito per mettere un po’ di ordine nelle cifre, che in questo paese sono sempre aleatorie, soggettive e soggiogabili ai propri intenti. Questo professore altoatesino (se ricordo bene) di studi comparati di sistemi didattici (insomma uno che ne sa) ha puntualizzato che non puo’ essere vero che il 90% e passa della spesa scolatica vada in stipendi per i professori, visto che la spesa per stipendi e’ sostenuta dal finanziamento ministeriale che costituisce solo l’87% (il resto e’ regionale), e che stimando cautamente le altre spese si scende fino al 73%. Inoltre ha fatto notare che quando si compara il sistema italiano con quello europeo non si tiene conto di una scelta "di grande civilta’", usano le sue parole, che e’ stata quella di voler inserire i diversamente abili nelle classi ordinarie, principio non omogeneamente seguito in Europa, e spese e numeri relativi incidono sul bilancio e sulle statistiche scolastiche, mentre altrove gravano su altre voci di bilancio. Ad esempio, facendo i conti la proporzione di studenti per insegnanti risulta assolutamente in linea con quella europea, e aggiungo io la spesa per studente ben minore. Quanto ai bidelli, beh non saranno mica il problema principale dell’istruzione italiana. Ringrazio costui che finalmente ripristina un po’ di metodo in una discussione altrimenti demenziale.
[rispamio] L’ascoltatrice seguente, molto schietta e semplice, ha chiesto: "L’Italia nel secondo dopoguerra l’abbiamo costruita con il risparmio. Perche’ ora tutti dicono che [per superare la crisi] bisogna consumare? Sono io che non capisco o c’e’ qualcosa di sbagliato?". Ci voleva la casalinga risparmiatrice di Vittorio Veneto (scusate il pregiudizio) per capire che un’economia che si basa sul debito e sul consumo e non fa corrispondere ad un risparmio reale un miglioramento reale delle condizioni di vita ha qualcosa che, se non altro, urta con la ragionevolezza e, aggiungo io, con le leggi di conservazione della fisica. Forse sono proprio gli strati meno "colti", ma ancora genuinamente popolari (mia nonna, per intenderci), liberi da pregiudizi e dai modelli del neoliberismo - ed anche del comunismo - che possono cogliere meglio l’essenza delle nuove parole d’ordine - risparmio, decrescita, sobrieta’ - come contrapposte a quelle vecchie - aumentare i consumi, aumentare i consumi, aumentare i consumi.
[keynes] Questo non vuol dire che lo Stato non debba indebitarsi per far ripartire la distribuzione della ricchezza, meccanismo che in questo sistema efficiente ma perverso si basa sulla spesa: il neo-keynesianesimo fpotrebbe funzionare, e come dice Veltroni si potrebbe puntare sulla spesa pubblica in tecnologie verdi, che consentirebbero di investire in ricerca e di guadagnare posizioni competitive. Purtroppo pero’ l’Italia si e’ indebitata negli anni in cui doveva risparmiare, ed oggi non ne abbiamo piu’ (grazie Cirino Pomicino! oggi a capo di qualche organismo di controllo sulla spesa pubblica, sistemato dal suo potentissimo amico della nuova DC, il ministro a non so cosa Rotondi [via Travaglio]).
[demenziale] A proposito della demenza che serpeggia per gli studi televisivi e radiofonici (v. gli ospiti e i commenti del pubblico al programma del dott. Forbice). Ogniqualvolta che qualcuno parla per difendere il DL Gelmini, lo fa attaccando l’Universita’ con i mille suoi problemi (peraltro riconosciuti da tutti, ed anzi co-soggetto delle mire delle proteste) e senza spiegare in che modo il decreto attacchi questi problemi. Io sono stufo di questo iato, di questo passaggio logico mancante, e sono stufo che nessuno (Veltroni ieri) usi questo semplice argomento per inchiodare alle sue parole il contendente: ma e’ tanto difficile dirgli "adesso tu mi spieghi come il 20% del ricambio riduce le baronie", o come i tagli possano diminuire i corsi di laurea scemi. Anzi, li aumenteranno, visto che le Universita’ aprono corsi di precariato (Scienze della Comunicazione e giu’ di li’) per farsi concorrenza o sciatti corsi di laurea aziendali (Scienze e Tecnologia per la Moda, Luxottica e Optometria) per raschiare il fondo del barile dei finanziamenti. Qualcuno che usi un po’ di numeri ed un po’ di logica l’avrebbe vinta in ogni dibattito.
[fottere] Questo blog sta’ diventando un luogo di critica televisiva. Tant’e’. Ieri sera dalla Dandini c’era Pier Luigi Celli, autore di Comandare e’ fottere. Non conosco il libro e non mi interessa, probabilmente non condividerei certe opinioni dell’autore, ma alcune massime le trovo notevoli. Primo: il mercato si fonda sulla fiducia, e la fiducia e’ un valore che si solidifica per cooperazione, e non per competizione. Secondo (riferito a certi top manager italiani): un rimedio contro la vergogna e’ la spudoratezza, e molti di costoro sono spudorati; la vergogna e’ un valore che ci consente di dare compimento alla verita’. In Solaris di Tarkowsky, Solaris, quando il professore si suicida perche’ messo di fronte alla sua pedofilia, dopo aver registrato in un messaggio in cui dice "la verita’ salvera’ l’uomo". Altro episodio, ne La Zona, si racconta di un ragazzo suicida per vergogna quando scopre di aver desiderato molto denare piu’ visceralmente di quanto desiderasse la resurrezione del fratello.
