November 26, 2008

La scorsa settimana

La gara è a chi la sa più corta. Si parlava tempo fà di una certa fatica ad arrivare alla quarta settimana del mese: bisognava stringere la cinghia, mangiare riso, patate, fagioli, tenere il riscaldamento spento, non andare al cinema, non prendere il caffè al bar o alle macchinette, smettere di fumare, per una settimana, e poi si ripartiva. La quarta settimana è diventato un motto che governo, opposizione filogovernativa ed estremisti extraparlamentari hanno usato con eguale enfasi, alternandolo eventualmente al motto antitetico e complementare della ripresa dei consumi. In ogni salotto televisivo abbiamo sentito sbandierare "la quarta settimana" fino alla nausea e a supporto di ogni tesi, àncora di salvezza di politici impreparati nel pieno di fumose ed inutili liti. Poi la settimana è diventata la terza (ma la quarta è sempre in auge). Ora, se non si arriva alla terza settimana del mese vuol dire che in un mese quasi tutti gli italiani dovrebbero essere morti. In particolare Veltroni ha contrapposto la terza settimana ad ogni iniziativa del governo: "Crisi Alitalia? Vigilanza RAI? Crisi economica? Lodo Alfano? Vogliamo parlare della terza settimana?". Ma adesso addirittura la seconda settimana, motto di nuovo conio che Veltroni ha inventato per dar soddisfazione a chi gli chiedeva un’opposizione più dura. E opposizione sia! Il motivo per cui il numero di settimane diminuisce sempre di più è semplice: se il mese scorso non sono arrivato alla quarta, ho dovuto anticipare i soldi e questo mese non arrivo alla terza, il prossimo non arrivo alla seconda. A che settimana sei arrivato? Alla scorsa! Ma è veramente importante sapere quante settimane? Che cavolo vuol dire? Certo il cibo è un cosa che bisogna comprare ogni settimana, e infatti per quanto la gente non arrivi oltre metà mese continua a vivere e a non morire di fame. Le bollette arrivano mensilmente e così le multe ed il mutuo e la retta dell’asilo. Le spese speciali arrivano ogni tanto, il Natale arriva una volta all’anno… insomma, siamo poveri! Ma io, a dicembre, ci arriverò. Povero, ma vivo.

No, non sono Filippo Facci. Ma non sono veltroniano.

November 25, 2008

25/11/08

Filed under: daily rants

[conversioni] Pare che un’icona di Cristo si sia convertita al comunismo baciando (non si sa se sulla bocca) Antonio Gramsci finchè era in vita.

November 21, 2008

21/11/08

Filed under: daily rants
[villari] "Un vero DC non lascia mai." Un vero DC? Poteva dircelo prima, in questo caso stia pure: noi credevamo che lui fosse un PD e che la DC non ci fosse più.

November 19, 2008

Post irrazionale

Filed under: fisica fiscale

La giornata passata in dipartimento per lunghe attese tra un orale e l’altro dell’esame di dottorato è stata proficua. Si parlava (non si sa come si sia arrivati a tanto) del continuo dei numeri reali e delle impostazioni acritiche dei programmi d’esame della laurea in fisica. Riassumere il tutto sarebbe complesso. Schematicamente:

Antefatti:

- i numeri reali si ottengono estendendo in maniera ragionevole i razionali (= i numeri che si possono esprimere come frazioni e che hanno uno sviluppo decimale ciclico o finito) aggiungendo i numeri irrazionali che si dividono in due tipologie di numeri: quelli algebrici (= soluzioni di un’equazione algebrica del tipo "combinazione lineare di potenze di x = 0", e.g. radice di due, sezione aurea) e quelli trascendentali (numeri non razionali e non algebrici tipo pi greco, il numero di Nepero e, etc.). notare che a questo punto manca ancora una definizione di numero irrazionale, che di fatto non viene mai data.

- l’insieme dei numeri reali contiene tutti i numeri che hanno uno sviluppo decimale infinito non ciclico. a livello intuitivo i numeri reali si possono ottenere partendo da un numero con infinite cifre decimali e modificando ad una ad una in maniera arbitraria le cifre decimali. notare che se si parte da un numero razionale questa procedura richiede necessariamente un numero infinito di passi, mentre si possono ottenere numeri irrazionali modificando solo un insieme finito di cifre decimali di numeri che sono irrazionali in partenza.

- i numeri razionali sono densi nei reali, ovverosia i numeri irrazionali sono approssimabili a piacimento (con un numero di cifre decimali arbitrario) in un numero finito di passi con un numero razionale.

- i numeri reali sono assiomatizzati in questo modo: si stabilisce che il maggiorante (più piccolo numero più grande di tutti gli altri) di ogni insieme di numeri reali è un numero reale. per esempio prendete l’insieme dei numeri razionali che hanno il quadrato più piccolo di 2: allora il maggiorante (radice di 2) appartiene ai reali. questo assioma non definisce in numeri irrazionali, ma "completa" i reali in maniera "topologica".

- quest’ultimo assioma definisce il continuo, si basa sull’assioma della scelta (un assioma molto discusso in matematica), e non è del tutto intuitivo, perchè non ci dà una prescrizione per costruire tutti i numeri razionali. con questo assioma si dimostra che la cardinalità dei reali ("cardinalità del continuo") è maggiore della cardinalità dei razionali (che è pure la cardinalità dei naturali). cioè, mentre i razionali sono "tanti quanti" i naturali, i reali sono in numero sostanzialmente maggiore, nel senso che non è possibile costruire una trasformazione uno-ad-uno (biiezione) tra reali e razionali.

- grazie all’assioma della scelta è possibile costruire una teoria della misura in maniera abbastanza ragionevole, basata su costrutti particolari detti sigma-algebre di intervalli della retta reale, evitando paradossi clamorosi come il lemma di Banach-Tasky.

(more…)

November 15, 2008

Un dubbio linguistico

Filed under: rumore

Non so se qualcuno passerà di qua a darmi la propria opinione, ma io chiedo. Secondo voi le parole in inglese inserite in un testo italiano debbono essere inserite (se la frase è al plurale) al plurale inglese, cioè aggiungendo la "s"? E debbono essere in italico? Per esempio, quale scrivereste:

"ti mando alcuni papers interessanti": c’è la coincidenza, ma sembra una raffinatezza innaturale

"ti mando alcuni paper interessanti": più usato, e si concepisce la parola "paper" come oggetto estraneo, come in <<ma quanti "quando" che mi dici!>>

Non badate all’esempio, lo so che c’è sempre una parola italiana buona per ogni parola inglese (non proprio: prendete cheap) e che "articolo" farebbe la sua porca figura, ma certo linguaggio tecnico-scientifico ha senso solo in inglese, perchè i significanti acquisiscono significati peculiari. A voi l’ardua sentenza.

November 12, 2008

morti sul lavoro

Filed under: daily rants

Vari sentimenti mi si attorcigliano nel ventre oggi, alla vista delle commemorazioni.

[lavoro] Cinque anni fa 19 italiani morivano sul lavoro in Iraq. Altri morti sul lavoro si sono succeduti nel frattempo, ma non essendo dell’Arma non vengono commemorati allo stesso modo.

[pozzi] Il loro lavoro era presidiare pozzi petroliferi italiani nel mezzo di una guerra confusa e sanguinosa, per mantenere le tariffe della luce e della benzina in Italia a livelli accettabili. Era un lavoro sporco e pericoloso, come pulire una cisterna pienza di gas tossici, come saldare un antenna in bilico su un’impalcatura.

[pace] Chi li ha mandati a fare questo lavoro li chiama "portatori di pace", "colombe della democrazia". Ma dove sono passati loro (ben barricati nella loro caserma) non c’è un briciolo di pace nè di democrazia.

[storia] Chi li ha mandati a morire ora può fregiarsi di questi morti (sono i "loro" morti) per costruire a tavolino un’epica italiana, come l’Italia potenza coloniale "buona", come l’Italia vincitrice mutilata della prima guerra mondiale, come l’Italia lacerata da una "guerra civile" tra fratelli, nel nome di un’inesistente appartenenza nazionale. La storia gli darà ragione, perchè la scriveranno loro, con le buone o con le cattive.

[istituzione] C’è chi pensa (l’opposizione, il presidente) che un po’ di fedeltà patria non faccia comunque male, che ci sia un bon-ton "istituzionale" da mantenere. Balle! Sono gli argomenti di chi non ha il coraggio, non lo ha mai avuto mai ne avrà, di pensare con il proprio cervello ed imporre la propria visione, nel terrore di essere additato come anti-italiano. Non bisogna essere anarchici perchè scene simili a La Russa impettito di fianco ai generali che dice "la ritrovata comprensione del valore del loro impegno è nel cuore degli italiani" inducano al vomito.

[rispetto] Chi li ha mandati a morire sostiene impudicamente che chi dice cose come quelle che sto dicendo non rispetta questi morti. Indipendentemente da quello che pensano le famiglie dei morti (corteggiate o dimenticate dalle istituzioni che siano), è chi li ha mandati a morire che manca di rispetto. Ve lo sentite il padrone del cantiere che dice dell’operaio morto "E’ morto per una giusta causa! Un sacrificio che fa grande il cantiere! Il valore del suo impegno è nel cuore degli operai. Fu portatore di cemento nel mondo."

[vergogna] Una delle parole più abominevoli sulle bocche dei nostri carnefici è "sacrificio", in quanto incorpora un certo senso di necessarietà e predestinazione. E’ anche possibile che sacrificare una manciata di persone per il petrolio sia ritenuto a maggioranza accettabile, ed è per questo che bisogna poi rivestire il tutto di principi universali, per non sprofondare nella vergogna. Noi non vogliamo nè sappiamo più vergognarci.

[sacrificio] Ogni sacrificio è stupido, ancorchè possa avere valore simbolico (tranne il sacrificio di cavallo in certe partite di Alekhine): era uno sciocco Abramo a voler sacrificare Isacco per il suo Dio, erano idioti i credenti a sacrificare a caro prezzo bestiame sull’altare invece che mangiarselo. Erano furbissimi invece i sacerdoti e i commercianti del tempio, che si beccabvano i quattrini prima e le carni dopo, terrorizzando i fedeli con la parola di Dio. Ecco cosa sono i nostri politici, e i nostri manager e imprenditori dell’energia: dei furbi senza vergogna nel nome dello Stato.

[cristo] Ricordate cosa successe al tempio? Un bel giorno arrivò Obama.

 

November 11, 2008

Sul carro del perdente

Filed under: daily rants

[Berlushconi] Qualche settimana fa, alla vigilia dell’evento che avrebbe finalmente relegato Bush nei libri di storia a fianco a Commodo, Custer, Mussolini ed altri personaggi stupidi, ridicoli e tragici, Berlusconi gli faceva visita saltando con un balzo suino sul carro dei perdenti. Abbiamo tutti negli occhi e su per l’esofago le immagini di questi scambi affettuosi, delle effusioni amorose che Berlusconi ha riversato sul suo George. Il quale, abbandonato da tutti, ai minimi storici di gradimento di ogni presidente dopo che finalmente il disastro che ha lasciato è riconosciuto da tutti, si è commosso e stupito per tale attestato di stima da parte del suo "amico". Ma come, deve aver pensato, tutti mi abbandonano e questo gigolò italiano mi cerca ora? Considerato che all’apice del suo potere la destra americana ha sempre ritenuto Berlusconi un servile e fedele vassallo (che, per esempio, ha concesso loro una base militare con "accordi" privati), indegno di nota, uno zerbino con un ruolo assolutamente marginale e vergognoso in tutte le loro sporche guerre, e gli altri leader europei come nemici o ostacoli, questa operazione prende connotati di revisionismo storico. Berlusconi vuole dimostrare ora che prima era veramente pappa e ciccia con il suo George. E al contempo vuole attestare che Bush entrerà nella storia (il che è sicuro, bisogna vedere come ci si entra): e con lui, il suo più fedele alleato, Berlusconi. Insieme fanno un ben triste quadretto.

[Cossiga] Ma lo vedete? Fa di tutto per farsi notare, urla in parlamento, si sbraccia davanti ai giornalisti, minaccia dimissioni, invoca scandali. Dopo che Berlusconi l’aveva superato dicendo la frase più stupida della settimana, non ne ha voluto sapere di aver perso la gara d’idiozia e in zona Cesarini ne ha detta una ancora più grossa (pochi giorni fa, aggiungendo dettagli al suo piano del 23 ottobre). Nessuno lo caga mai. Se un qualunque presidente emerito della Repubblica avesse fatto simili dichiarazioni un velo nero si sarebbe steso sulla Storia. Lui che dalla storia è stato escluso, oscurato dai democristiani più grandi e potenti di lui, fa di tutto per farsi notare facendo un uso spregiudicato di quella che lui chiama ironia, con il solo dettaglio che questi vaneggiamenti sono privi di ogni briciolo di intelligenza e di spirito. Il sagace Cossiga. Provoca perchè si sente solo, è un giullare che non fa ridere nessuno. Vuole riconquistarsi un suo posto nella Storia apparendo (come probabilmente era, non lo metto in dubbio) come il Rasputin italiano, a capo di un potere occulto che ha garantito la stabilità di un sistema a democrazia limitata, impedendo ai comunisti di accedere al potere. Lasciamo che Cossiga si rigiri nella fossa: che tra qualche mese salta fuori con un’uscita ancora più grossa e, questa volta, magari anche divertente.

 

November 8, 2008

Economics need a scientific revolution

Filed under: fisica fiscale

Su arXiv (l’archivio aperto della Cornell University dove gran parte della comunità dei fisici e matematici posta i propri articoli) nella sezione Physic and Society è comparso questo articolo interessante, breve ed accessibile che condivido dalla prima all’ultima parola. L’idea è che gli economisti abbiano preso come dogmi e assiomi delle ipotesi approssimate e inverosimili sulla natura degli scambi economici e che non siano disposti a confrontarle con i dati empirici. Servirebbe una rivoluzione scientifica, un cambiamento di paradigma, e come sappiamo questo richiede che l’attuale generazione di economisti sia sostituita. In partciolare è messa in risalto la totale inverosimiglianza delle ipotesi che stanno alla base della formula di Black-Scholes, base di partenza per assegnare il giusto prezzo ad un prodotto derivato. In particolare si presume l’impossibilità di speculazione ed arbitraggio (pensate un po’!) e che il sottostante segua un moto browniano, una misura statistica che sopprime in maniera esagerata la possibilità di eventi estremi e discontinui, come una crisi.

Sulla necessità di cambiare punti di vista, di introdurre per esempio correlazioni tra operatori, sbilanci di informazione etc. non solo a livello modellistico ma a partire dai postulati della teoria, sono perfettamente d’accordo. Come sono d’accordo che più largo spettro della fisica e della matematica dei processi stocastici e della complessità e dell’informazione debba essere utilizzato, perchè è la mia impressione che al di fuori dei singoli gruppi e modelli gli operatori finanziari lavorino con tre formule in croce imparate a memoria da qualche manuale. Sono più scettico invece che si possa arrivare a modelli soddisfacenti. Il problema che questa rivoluzione scientifica deve tenere da conto è che qui bisogna proprio ridefinire il metodo scientifico, perchè abbiamo a che fare con una sola realizzazione del sistema, dell’"esperimento", e non molteplici come si hanno in fisica, come in climatologia, che non naviga proprio in acque sicure. Inoltre bisogna tenere conto che l’economia possiede effetti di feedback enormi e mai visti: non solo ogni parte del sistema risponde diversamente a seconda del comportamento delle altre parti, ma addirittura è sensibile alla teoria stessa che si usa per modellizzarla! Questa è una cosa senza analoghi in fisica.

Per concludere, smantellare i dogmi e tentare di essere più profondi può secondo me aiutare a sviluppare un pragmatismo che ci permetta di intuire una crisi economica dal fatto che si sono venduti mutui a persone che non potevano permettersele e poi si è venduto il loro debito in giro per il mondo, in maniera euristica, senza necessariamente bisogno che ci sia una macchinetta che improvvisamente spara fuori numeri di 216 cifre (v. qui). Altrimenti rischiamo di non vedere il Danubio stando sulle sue sponde (v. qui: nell’abstract di questo articoli si spiega l’inadeguatezza di vari modelli del regime idrico del bacino del Danubio).

November 7, 2008

Revon Rut

Filed under: fisica fiscale

Qualcuno mi sa dire come è cambiato il DL del governo per quanto riguarda il turnover?

Prima era al 20%, un ricercatore ogni cinque professori.

Poi la Gelmini è andata in televisione a dire 50%. Un professore ogni due/tre ricercatori (esatto, così). La notizia è stata ribadita dal Tg2 e ripresa su varia stampa. Non ho trovato una discussione attendibile però.

I casi sono due: o la Gelmini ha sbagliato, e voleva dire un ricercatore per ogni professore. In tal caso i mezzi stampa hanno ripetuto come oche. Oppure la Gelmini ha sbagliato, e voleva dire che si passa dal 20% al 200%.

Per cui, se qualcuno ha notizie più attendibili, please batta un colpo.

November 6, 2008

6/11/08

Filed under: daily rants

[a-a-bbronzatissimi] Da mesi ci si interroga se l’Italia sia diventato un paese razzista, cercando di valutare con argomenti più o meno contorti se un singolo episodio sia dovuto ad un razzismo di massa, di stato, personale, episodico, endemico o non sia razzismo. Per fortuna è venuto Berlusconi a mettere definitivamente una pietra su queste chiacchiere, facendo l’affermazione più razzista possibile, perchè volendo apparire leggero e disinteressato ha confessato il suo atteggiamento di non riconoscimento del processo storico di liberazione ed emancipazione che i neri d’America hanno compiuto ieri. Berlusconi non sembra razzista solo perchè non è il governatore dell’Alabama nel ‘68, altrimenti si calerebbe molto bene nel ruolo.

[turnover] Clamoroso turnover della Gelmini, alla sua prima apparizione pubblica in mesi che viene invocata e portata, la buona Maria, in processione per tutte le strade d’Italia. Non più ogni cinque professori pensionati un ricercatore, ma ogni professore pensionato ben due ricercatori! Una figata intraprendo il mio dottorato con molta più speranza nel cuore, avendo la certezza della poltrona - a meno di altri turnover.

November 3, 2008

elezioni at last!

Filed under: rumore

Domani le elezioni americane. Ecco i candidati (via wikipedia):

Gene Amondson - Prohibition. Gene Amondson è un pittore di paesaggi, un intagliatore ed un attivista dell’Alaska. Ha un sito personale dove è possibile ammirare i suoi orribili oli e acquerelli. Esprime le posizioni più impreparate e rozze, eppure sincere: ha recentemente ammesso che i partiti terzi non hanno nessuna chance di vincere le elezioni e che avrebbe preferito un’altra persona con cui dividere il ticket presidenziale, possibilmente un deputato. Inoltre ha dichiarato che darebbe il suo voto ai repubblicani per le politiche filo-israeliane. Il partito è uno dei più antichi d’America, si batte per politiche proibizioniste soprattutto contro il consumo di alcohol e di tabacco; il 18esimo emendamento del 1919, poi cancellato dal 21esimo nel 1933, che segnava l’epoca del proibizionismo in America fu la loro grande vittoria politica. Da allora il partito ha perso decisamente quota.

Cuck Baldwin - Constitution party. Pastore battista, ex repubblicano. Il Partito Costituzionale ha posizioni fondamentalmente di estrema destra ispirate ad un’interpretazione diretta dei principi della dichiarazione d’indipendenza, della costituzione e degli emendamenti. E’ un partito giovane, nato nel 1992 come Taxpayers’ Party. Per esempio, contrari all’aborto e all’eutanasia. Alleato con gli indipendentisti dell’Alaska e del Nebraska. Alle ultime elezioni ottennero 150000 voti, quarta forza elettorale.

Bob Barr - Libertarian. Il partito liberalista è il quinto per numero di iscritti ma è il più forte "partito terzo", con 470 000 voti alle scorse presidenziali. Fondato da David Nolan, autore del Nolan chart, un grafico bidimensionale che situa le formazioni politiche da destra a sinistra e dall’alto al basso a seconda di libertà economiche e individuali. Il partito invoca libertà individuali ed economiche estreme: politiche laizzer-faire in economia, libertà sessuale, frontiere aperte, contrarietà alle leggi contro la discriminazione in quanto lesive delle libertà personali, abolizione delle leggi contro i crimini senza vittime (guidare senza cinture, prostituzione, uso di sostanze), libertà di autodifesa indiscriminata (possesso armi), aborto (motivo di contrasto entro il partito), contrarietà a politiche di welfare. Il partito è diviso su proprietà intellettuale e pena capitale. Collabora localmente con gli altri partiti terzi, ed è in contrasto con entrambi i partiti più grandi pur essendo più in contatto con i repubblicani. Finanzia tutti i candidati, in egual misura i democratici ed i repubblicani e via via gli altri partiti terzi.

Ròger Calero - Socialist workers. Calero è nicaraguense, e non essendo di nascita americano non può essere candidato a presidente secondo la Costituzione Americana. Ma, essendo assai improbabile una sua elezione, è sostituito da James Harris in altri stati e per qualche ragione che mi è oscura questa combinazione funziona. Il partito è il principale promotore delle idee Trotskyste negli USA, ma dagli anni ‘70 sta scendendo a precipizio. Nel 1948 supportò la candidatura di Harry Wallace per il partito progressista. Wallace era vicepresidente di Roosevelt e si candidò contro Truman nella disfida elettorale più sinistroide della storia americana. Il supporto comunista, in un periodo già tendente alla caccia alle streghe, gli costò molto e finì con un misero 2.4% alle spalle dei repubblicani.

Charles Jay - Boston tea. Nato da una costola del partito libertario, da cui si è scisso accusandolo di non applicare l’ideologia ai problemi contigenti, il partito del Boston Tea rivendica nel nome l’indipendenza economica nei confronti del potere sovrano. Il motto ispiratore è di ridurre la grandezza, lo scopo e il potere del governo e di non ingrandire la grandezza, lo scopo e il potere del governo.

Alan Keyes - American independent. Indipendente è ogni politico che non si presenta supportato da un partito particolare, ma con il tempo varie formazioni di destra e di sinistra si sono formate con il nome indipendente. Formalmente, soltanto Washington fu presidente indipendente. Altri candidati forti furono il miliardario Ross Perot nel 1992. Il partito American Independent è un partito californiano di destra che riuscì nel 1968 ad eleggere George Wallace come governatore dell’Alabama, favorevole alla segregazione razziale, e successivamente lo candidò alle presidenziali ottenendo il 13.6%, uno dei risultati più importanti per un partito terzo. Il partito si è scisso nel 2008 (a metà tocca il sito, all’altra metà il blog), ed il candidato è disputato. Keyes è un politico di lunga data, perennemente candidato ed eletto a vari livelli, senatore con i repubblicani, con i quali tentò la candidatura prima della vittoria di McCain alle primarie; si rivolse dunque al Constitution party e infine agli indipendenti di destra.

Glora La Riva - Socialism & Liberation. TBA

John McCain - Republican party. NP

Cynthia McKinney - Green party. Parlamentare democratica per dodici anni, prima nera eletta in Georgia nella House of Representatives. In due occasioni attaccò Al Gore, nel 2000, per essere ostile ai neri ("non ne vuole avere più di uno attorno") e, più puntulamente, denunciando il suo silenzio e gli interessi di famiglia nell’estrazione del petrolio in Colombia a danno della popolazione U’wa. Dopo l’11 settembre 2001 accusò Bush di essere al corrente degli attacchi e di non aver avvertito i New Yorkesi per interessi privati. In seguito in commissione sull’ 11/09 lottò per impedire, senza successo, eccessi di segretezza governativa, ma senza più mordere. I verdi sono il quinto partito, con 120 000 voti alle presidenziali 2004, ma il terzo partito per numero di iscritti. Nader fu un candidato dei verdi in varie presidenziali. I verdi si contraddistinguono, oltre che per le campagna ambientaliste, anche per la notevole democrazia interna (non c’è un presidente o segretario, ma una staff di 7 co-chairman a pari livello). Supportano una democrazia partecipativa orizzontale.

Brian Moore - Socialist. TBA

Ralph Nader - Independent, ecologist. Avvocato di origini libanesi, attivista per organizzazioni di consumatori per la sicurezza stradale e per il controllo delle attività parlamentari, attivista anti-nuclearista. Accusato dai democratici di aver contribuito alla sconfitta di Kerry nel 2004, quando ottenne lo 0.4% dei voti complessivi, e soprattutto di Gore nel 2000, quando i democratici persero per poche centinaia di voti in Florida. Ognuno dei partiti terzi aveva però ottenuto più dei voti necessari a Gore per vincere; inoltre Nader dimostrò che il suo elettorato (100 000 voti) si divideva equamente tra delusi dei democratici e dei repubblicani e astensionisti, e si appellò alla costituzione per difendere pubblicamente il suo diritto a candidarsi. Egli però accettò finanziamenti da Bush. E’ uno dei pochi "terzi incomodi" scomodati occasionalmente da radio e televisioni per esprimere opinioni al vetriolo sui democratici. Il documentario"Un unreasonable man" sulla sua figura fu presentato a Sundance’06. Sesta forza nel paese alle scorse elezioni presidenziali.

Barack Obama - Democratic party. NP

Thomas Stevenson - Objectivist. ll partito oggettivista (nato nel 2008) segue la filosofia di Ayn Rand (morta 1982), la quale dal suo canto era contraria alla formazione di partiti sulle sue idee. Ayn Rand proponeva una filosofia basata sull’egoismo razionalista e sull’individualismo. Alan Greenspan era membro di un gruppo di studenti oggettivisti a lei devoti. Sulla filosofia della Rand troppo sarebbe da dire e non sarà detto.

 

 



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