November 12, 2008

morti sul lavoro

Filed under: daily rants

Vari sentimenti mi si attorcigliano nel ventre oggi, alla vista delle commemorazioni.

[lavoro] Cinque anni fa 19 italiani morivano sul lavoro in Iraq. Altri morti sul lavoro si sono succeduti nel frattempo, ma non essendo dell’Arma non vengono commemorati allo stesso modo.

[pozzi] Il loro lavoro era presidiare pozzi petroliferi italiani nel mezzo di una guerra confusa e sanguinosa, per mantenere le tariffe della luce e della benzina in Italia a livelli accettabili. Era un lavoro sporco e pericoloso, come pulire una cisterna pienza di gas tossici, come saldare un antenna in bilico su un’impalcatura.

[pace] Chi li ha mandati a fare questo lavoro li chiama "portatori di pace", "colombe della democrazia". Ma dove sono passati loro (ben barricati nella loro caserma) non c’è un briciolo di pace nè di democrazia.

[storia] Chi li ha mandati a morire ora può fregiarsi di questi morti (sono i "loro" morti) per costruire a tavolino un’epica italiana, come l’Italia potenza coloniale "buona", come l’Italia vincitrice mutilata della prima guerra mondiale, come l’Italia lacerata da una "guerra civile" tra fratelli, nel nome di un’inesistente appartenenza nazionale. La storia gli darà ragione, perchè la scriveranno loro, con le buone o con le cattive.

[istituzione] C’è chi pensa (l’opposizione, il presidente) che un po’ di fedeltà patria non faccia comunque male, che ci sia un bon-ton "istituzionale" da mantenere. Balle! Sono gli argomenti di chi non ha il coraggio, non lo ha mai avuto mai ne avrà, di pensare con il proprio cervello ed imporre la propria visione, nel terrore di essere additato come anti-italiano. Non bisogna essere anarchici perchè scene simili a La Russa impettito di fianco ai generali che dice "la ritrovata comprensione del valore del loro impegno è nel cuore degli italiani" inducano al vomito.

[rispetto] Chi li ha mandati a morire sostiene impudicamente che chi dice cose come quelle che sto dicendo non rispetta questi morti. Indipendentemente da quello che pensano le famiglie dei morti (corteggiate o dimenticate dalle istituzioni che siano), è chi li ha mandati a morire che manca di rispetto. Ve lo sentite il padrone del cantiere che dice dell’operaio morto "E’ morto per una giusta causa! Un sacrificio che fa grande il cantiere! Il valore del suo impegno è nel cuore degli operai. Fu portatore di cemento nel mondo."

[vergogna] Una delle parole più abominevoli sulle bocche dei nostri carnefici è "sacrificio", in quanto incorpora un certo senso di necessarietà e predestinazione. E’ anche possibile che sacrificare una manciata di persone per il petrolio sia ritenuto a maggioranza accettabile, ed è per questo che bisogna poi rivestire il tutto di principi universali, per non sprofondare nella vergogna. Noi non vogliamo nè sappiamo più vergognarci.

[sacrificio] Ogni sacrificio è stupido, ancorchè possa avere valore simbolico (tranne il sacrificio di cavallo in certe partite di Alekhine): era uno sciocco Abramo a voler sacrificare Isacco per il suo Dio, erano idioti i credenti a sacrificare a caro prezzo bestiame sull’altare invece che mangiarselo. Erano furbissimi invece i sacerdoti e i commercianti del tempio, che si beccabvano i quattrini prima e le carni dopo, terrorizzando i fedeli con la parola di Dio. Ecco cosa sono i nostri politici, e i nostri manager e imprenditori dell’energia: dei furbi senza vergogna nel nome dello Stato.

[cristo] Ricordate cosa successe al tempio? Un bel giorno arrivò Obama.

 

2 Comments »

  1. interessante il tuo blog…

    Comment by luca — November 12, 2008 @ 8:39 pm

  2. A giudicare dal tuo blog) deve esserti sfuggito questo! Comunque grazie.

    Comment by Administrator — November 12, 2008 @ 9:44 pm



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