December 31, 2008

Qualcuno si sentì berlinese davanti ad un altro Muro

Filed under: rumore

Non ho parole mie per descrivere ciò che succede nella striscia di Gaza, perchè non sono là e non sono mai stato là. Neanche i giornalisti occidentali sono là. Voglio solo far risuonare queste parole di Mustafa Barghouti. Alcune citazioni:

"E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l’elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?"

"No, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia."

"Un Muro marca un ghetto da entrambi i lati."

"Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?"

December 28, 2008

ancora ancora Allevi

Filed under: rumore

[] La pubblica mattanza di Allevi si carica di nuova meravigliosa violenza, con la sua risposta a Ughi [qui]. Non sembra lo stesso autore dei suoi libri; quando si tratta di rispondere a chi ne sa smette gli abiti dell’elfo stregato, illetterato e felpato e scrive almeno nella nostra stessa lingua, pur non risparmiandoci scemenze di vario tipo (quanto è titolato, l’autografo spiegazzato, la cravatta… orrore). Bisogna dire che Ughi è tra i musicisti più conservatori e parrucconi d’Italia, per cui se anche lo abbiamo amato per la sua batosta, pure bisogna diffidare. Su un paio di cose sono d’accordo con Allevi. Ughi si occupa di diffondere la musica tra i giovani: i giovani ascoltano Allevi. Dove sta sbagliando?

Qui si consuma il dramma della musica classica, e della sua filiazione "colta" contemporanea (che per lui è dodecafonia e serialismo, come non ci fosse stato nient’altro), perseguita da un’elìte autoreferenziale di compositori angustiati dall’ansia di sperimentare, qualsiasi cosa, purchè mai sentita, purchè diversa e originale, perlopiù sordi ai progressi tecnici ed estetici del jazz, del pop e del rock. Come del resto ha spiegato bene Baricco (sic! proprio lui, il detestato Baricco) ne L’Anima di Hegel e le Mucche del Wisconsin. Pensate che paradosso quando la Storia della Musica cartacea della Utet ci racconterà dei vari Grisey, Ferneyhough, Reich ed altre decine di illustri sconosciuti sullo stesso piano dell’universalissimo Beethoven, del celeberrimo (al suo tempo) Chopin, come gli artefici della musica del nostro tempo; e Wikipedia invece ci racconterà si di loro ma soprattutto di Radiohead, di Bollani e dei nuovi immortali. Tranquilli: Allevi non ci sarà.

Da ormai una decina d’anni, partendo pretestuosamente dal discorso del minimalismo americano, si sta realizzando quanto era facile prevedere: dalla resistenza armata degli strenui difensori della superiorità della musica colta si stanno staccando visionari e/o furbi e/o pavidi in cerca di un compromesso più o meno al ribasso con il riconoscimento pubblico, con il piacere acustico, con la notorietà, il successo, il commercio, la gloria. Tra queste usciranno proposte veramente nuove, veramente alternative, ma c’è anche molta luce per i restauratori, finalmente sdoganati. Sollima, Einaudi, Nyman, Glass, Piovani. Non è mica Allevi il primo, e neanche il peggiore; ciò che offende in lui è la mancanza di umiltà, il successo esagerato ed il fatto che si riallacci più o meno direttamente con i grandi compositori classici, facendo finta che in mezzo non sia successo niente.

La musica  di Allevi

Allora perché? A grande richiesta degli amici ho fatto il lavoro sporco e vi presento le mie personalissime e opinabilissime valutazioni.

[ilpianista] Come esecutore classico è ingiudicabile, almeno dai dischi costruiti al computer. Dicono che dal vivo pecchi molto. Non credo come Ughi che sia un pianista inammissibile al Conservatorio. Probabilmente è un buon pianista, tutto qui. In ogni caso, suona musica che si adatta molto bene alle mani. Effetti speciali, finto virtuosismo: non è musica difficile da un punto di vista esecutivo, è solo a tratti veloce, ma è tutto molto comodo, agevole, come comodo è Mozart, che è altrettanto noioso. Chopin era scomodo (gli studi, le ballate), Beethoven, Brahms, Scriabin pure: scrivevano cose che le mani non vorrebbero fare spontaneamente. E’ per questo che suonano così diversi, e così belli. La sonata Al Chiaro di Luna si suona al V anno di pianoforte. Si può benissimo suonare Allevi alla stessa età. Tenete in mente: a sentirle le cose sembrano sempre molto più difficili che a suonarle, anche per un pianista esperto: solo quando si prende in mano la partitura ci si rende conto.

[limprovvisatore] Il virtuosismo appariscente ed esteriore lo si trova giustificatamente nelle jam session jazz, nelle improvvisazioni di Liszt, del primo Chopin (la Polacca Brillante), di Paganini e nelle improvvisazioni organistiche di Bach (le toccate etc.), a dosi ben maggiori di quelle del timido Allevi. Insomma ovunque ci sia improvvisazione il virtuosismo è una strategia di sopravvivenza, un automatismo necessario per tirare avanti. Ed è anche esibizione, virile, sessuale, in risonanza con il contesto della festa, dell’occasione mondana, del locale a tarda notte. Quando non c’è improvvisazione, il virtuosismo fine a se stesso è solo questo: fame. E’ pornografia. Rachmaninoff è un pornografo frustrato, uno strappamutande - e mi rincresce molto che si sia creato questo equivoco per cui Allevi è considerato un jazzista: Allevi (che peraltro non lo ha mai dato a intendere) non improvvisa mai una nota. Conosco pianisti jazz che improvvisando sanno fare musica molto più accattivante e strutturata di quella che Allevi scrive.

[ilcompositore] Da un punto di vista puramente accademico la sua musica è scritta sostanzialmente in maniera corretta, dove corretta vuol dire secondo canoni compositivi comuni a tutti gli stili: la condotta degli accordi, la risoluzione delle settime e delle sensibili. Allevi ha studiato composizione, non è un illetterato, e ha svolto per bene il suo compitino, un esercizio di stile, le cose che fanno gli studenti di composizione entro il quarto anno di studi, prima di affrontare il ben più complesso mondo del contrappunto. Il che è abbastanza ironico considerato che lui si considera un musicista rivoluzionario in rottura con l’Accademia.

Senza voler fare un’analisi nota per nota, che è una rottura, queste le caratteristiche del primo Allevi (ad esempio, qui,qui,qui). Struttura armonica molto elementare: se doveste rappresentare la progressione armonica su un circolo delle quinte (come facevo io qui) la vedreste muoversi in un contesto molto limitato, sostanzialmente nel "giro di ". Perlopiù evita le cadenze (conclusioni di frase) dominante-tonica e predilige cadenze plagali, più piacevoli e accomodanti, meno spigolose. Molto spesso si passa dalla tonica al relativo minore o alla sottodominante minore o al secondo minore senza modulazione, anche questa è una scelta accattivante. Talvolta si fanno salti armonici di terza (Do-Mib o Do-Mi), usati correntemente nel pop sanremese di ogni epoca. Gli accordi sono quasi sempre perfetti, qualche raro accordo di sesta, settima o di nona, niente di tutto ciò che arricchisce il jazz: 11esime, 13esime, accordi "sustained", accordi diminuiti e semidiminuiti, sostituzioni del basso. Niente politonalità, atonalità. Dal punto di vista strutturale, non si può pensare di confrontare le sue composizioni con quelle classiche. Come dice Facci, mancano totalmente di sviluppo, ossia una rielaborazione dei temi e delle armonie che prende i materiali esposti all’inizio del pezzo e li trasforma, sovrappone, riarmonizza, contrappuntizza, reinterpreta, prende in giro, dimentica. Non bisogna cercare la forma-sonata nelle composizioni di Allevi: le sue sono canzonette, al pianoforte: quella è la struttura. AABA. Strofa-Ritornello-Ponte. Ripetizione del sempre uguale. Queste sono le strutture. Le melodie sono semplici-semplici: successioni di intervalli consonanti (terze quarte quinte e seste) oppure scale maggiori e minori, arpeggini. Fate un esperimento: andate sul pianoforte e piazzate una bella quinta vuota di RE in basso (re-la) e con la destra suonate a caso un po’ di note bianche, in successione o a salti. Potete anche cambiare alla sinistra ogni tanto e suonare do-sol. Figata no? Questo è Einaudi. Con un po’ più di variabilià armonica avrete Allevi. Niente intervalli dissonanti, dissonanze irrisolte, niente scale esatonali, pentatoniche, acustiche, ottofoniche. Mai sovrapposizione di melodie: niente contrappunto, soltanto arpeggi o accordi alla sinistra e melodie alla destra. Qualche blue note ogni tanto a far finta di saper fare del jazz.

Le ultime cose di Allevi sono migliorate, non sono altrettanto banali. In questa potete trovare qua lche segmento si scala acustica, un cluster atonale, qualche elemento di virtuosismo più avanzata (una scala per terze); ma la sciatteria della struttura armonica rimane frustrante (va avanti per ore con la successione in minore I-VII-VI-VII-I). Non sono ancora buona musica, ma si staglia rispetto all’ormai giustamente dimenticato Einaudi. Non voglio essere pregiudizievole: secondo me ha le qualità per scrivere ottima musica. Ma non l’ha ancora scritta.

Energia e tempo /2

Filed under: fisica fiscale

Complessità computazionale

[Il presente è liberamente tratto da qui]

I teorici della computazione studiano quanto tempo e memoria siano necessari per far girare algoritmi che trovino o controllino la validità di una soluzione ad un dato problema. Tante sono le categorie di problemi; i teorici della computazione cercano di catalogarli a seconda che richiedano risorse ragionevoli (di tempo e memoria) o nel caso in cui non siano efficienti. A seconda di precise distinzioni matematiche i problemi matematici si dividono in varie classi di complessità. Ad esempio con "P" si intende l’insieme dei problemi per la risoluzione dei quali è noto un algoritmo che, dato un qualsiasi input iniziale espresso in n bits, trova una soluzione in tempo polinomiale, ossia in un tempo non più lungo di n^k per qualche k intero. In quanto segue sostituirò la parola "polinomiale" con la parola "ragionevole", come contrapposte a "esponenziale" o "esagerato", e fregatevene dell’esempio.

Esempio. Per fare un prodotto "in colonna" tra due numeri di massimo n/2 cifre dovete moltiplicare ogni cifra del secondo per ogni cifra del primo, un compito che richiede un numero di passaggi proporzionale ad n^2, dovete sommare i risultati e i riporti opportunamente incolonnati, un compito che richiede un numero proporzionale ad n passaggi. La moltiplicazione di due numeri qualsiasi è un problema di classe P.

Un’altra classe importante è la classe "PSPACE". Mentre i problemi di classe P sono risolubili in un tempo ragionevole, i problemi di classe PSPACE sono risolubili utilizzando una ragionevole quantità di memoria. E’ chiaro che tutti i problemi risolubili in un tempo ragionevole occupano solo un ragionevole spazio su memoria: la classe PSPACE include P. Ma è vero il viceversa? Posso sempre risolvere in tempo ragionevole un problema che richiede quantità ragionevole di memoria?

Non-riutilizzabilità del tempo

I teorici della computazione congetturano che PSPACE sia sostanzialmente più grande di P, ed il motivo dovrebbe risiedere nel fatto che la memoria può essere cancellata e riscritta, mentre il tempo va avanti inesorabile. Il tempo non è riutilizzabile, la memoria si, sempre che contenga informazioni non più necessarie per proseguire; quindi posso ottimizzarne l’utilizzo. Ora da un punto di vista fisico la memoria sarà supportata da un hardware esteso nello spazio: è così che arriviamo a concepire la differenza tra tempo e spazio di cui abbiamo parlato nella precedente puntata: io posso tornare in istanti diversi nello stesso posto, non posso essere nello stesso istante in diversi posti.

E se invece il tempo fosse riutilizzabile? Scott Aaronson e John Watrous hanno mostrato recentemente che se facciamo in modo che il tempo sia riutilizzabile le due classi diventano banalmente equivalenti. E’ questo che loro prendono come indizio per sostenere che tempo e spazio devono essere sostanzialmente diversi, se crediamo che la teoria della computazione non sia solo un’enorme banalità. Come si può tornare indietro nel tempo (ovviamente da un punto di vista puramente matematico-speculativo)? Beh un modo è di pensare che si possa semplicemente invertire il fluire del tempo quando si preferisce, così come è possibile invertire la propria direzione di marcia. In questo caso abbiamo risolto il problema della non-riutilizzabilità del tempo, che diventa nient’altro che un’altra identica dimensione spaziale, e quindi risulta ovvio che le due classi siano equivalenti. In maniera meno ovvia, si può ipotizzare di poter tornare indietro nel tempo come con una macchina del tempo, compiendo cicli, sfruttando "curve temporali chiuse" che tornano su se stesse e permettano di "rivivere" un precedente istante e di utilizzarlo in altra maniera. Per essere rigorosi bisogna che questo viaggio indietro nel tempo sia consistente, cioè che non si creino paradossi del tipo "uccido mio nonno" o cose del genere.

Aaronson e Watrous hanno mostrato che se esistono queste curve temporali chiuse contenenti quantità ragionevoli di tempo, allora il tempo diventa una risorsa esattamente equivalente allo spazio come riserva di memoria e PSPACE = P. In questo caso, inoltre, la computazione classica e quella quantistica risultano equivalenti.

December 27, 2008

ancora Allevi

Filed under: rumore

Il concerto al Senato di Allevi non ha lasciato indifferenti musicofili e musicisti di varia estrazione come Facci sul Giornale e Uto Ughi su La Stampa, e ha acceso discussioni su vari blog [qui][qui][qui]. Per inciso, non credo che la scelta del musicista abbia vilipeso un luogo già di per suo degradato dall’occupazione del più viscido dei lacchè di Berlusconi e prima ancora ostaggio di squallidi giochi di ruolo. Semmai è sintomatica dello stato di coma culturale in cui il paese versa, nell’educazione musicale, nella produzione cinematografica, nella gestione dei teatri.

[parmesan] Chi lo osanna sostiene che non ci si può non confrontare con un pianista nonelettrificato che vende centinaia di migliaia di copie, e che contribuirà all’avvicinamento della masse alla musica classica. E’ vero come è vero che non ci si può non confrontare con il  successo dei negozi "tutto a 1 euro" o del parmesan cheese sottocosto che si vende nei discount: è sintomatico di uno stato di malessere economico del paese e di cattiva alimentazione. Ma non venitemi a dire che il parmesan favorisce l’avvicinamento al Parmigiano Reggiano. A Natale, regalate le ballate di Chopin suonate da Zimmermann, non Allevi: questo è il miglior modo per avvicinarsi a Chopin.

[successo] Spostiamo il target: come detto qui

non ha senso limitarsi a dire che Allevi non è bravo, bisogna semmai capire perché nonostante ciò abbia successo.

Ribadito che il successo non è mai stato una misura della qualità delle cose, semmai il contrario, comunque urge capire perché ne riscuota tanto. E guess what?, in Italia non esiste un’educazione musicale e, aggiungo io, nei templi in cui viene fornita un’educazione musicale questa è troppo applicata e tecnica. Certo, se volessimo aggiungere un serio insegnamento della musica nelle scuole dovremmo tagliare altre materie ritenute fondamentali come la religione, la storia dell’arte: faremmo un buon affare, perchè staremmo sostituendo opinioni e nozioni con idee e applicazioni, cose che devo imparare con cose che devo capire e rielaborare. Prendi un qualsiasi essere umano e chiedigli quali sono le cose per cui vale vivere: stai quasi sicuro che tra le prime troverai la musica. Come mai allora non si insegna in Italia a capire cos’è la musica? E come mai nei conservatori la consapevolezza musicale dei musicisti è rasente lo zero? (troverete proprio nei conservatori la schiera più agguerrita di fan di Allevi o di discotecari) Questi i rudimenti per imparare a capire la musica: tanto ascolto, un po’ di strimpellamento su uno strumento, un’infarinatura di musica modale, un’infarinatura di armonia e composizione, un’infarinatura di tecniche improvvisative, partecipare ad una banda. E tanto ascolto, partitura in mano. E’ troppo? In Olanda (e anche in certe scuole negli USA) si fa. Da noi si preferisce spendere i soldi per allestire lugubri e sfarzosi spettacoli per signore decadenti altrettanto restaurate: siamo ostaggi del bel canto.

[criticoni] Dobbiamo nuovamente spostare il target. Non dire "che" Allevi non è bravo, ma dire "perché" Allevi non è bravo. In giro si leggono critiche ineccepibili al personaggio, ai suoi libri deliranti, al fatto che la sua musica è facilona e ammiccante. Ma perché è così? Il problema è che i critici musicali non hanno loro stessi competenze necessarie: avranno un gusto sviluppato, esperienza, sensibilità; ma saranno alla fine sempre soggetti ad infinocchiamento da parte di qualche altro fenomeno che riscuote un successo limitato ad una qualche cerchia intellettuale più o meno ampia ed autoreferenziale, non so per dire magari sputano su Allevi e osannano Piovani, sputano su Piovani e ti vanno a pescare fuori Arvo Pärt. T’ammazzano di botte Einaudi salvo poi salvare Glass. Per esempio su Macchianera il critico di turno, penna su più magazine musicali, ti fa il pippone sui peccati mortali della classifica della musica più commerciata in Italia salvo poi sostenere che Giusi Ferreri è una musicista vera o vaccate simili non è vuota e sterile, e il tutto con vaniloqui estetizzanti e moraleggianti che nulla hanno a che vedere con come è scritta quella musica. E’ ovvio: di musica non ne sa nulla nessuno.

Se non si è interiorizzata la sintassi della muscia tonale basata sulla triade sottodominante-dominante-tonica, non si è capaci di dare un nome agli intervalli e di intonarli, di comprendere quale scala modale domina in un pezzo o addirittura di capire quanti strumenti e quali stanno suonando non si può parlare di musica. Non dico che bisogna essere pedanti e conservatori come Uto Ughi. O che ci siano principi universali per giudicare la qualità di una musica (qui un mio vecchi pezzo). Ed è vero che ad un certo punto subentra per fortuna il relativismo estetico, ma un po’ più di modestia, da parte di tutti, non nuocerebbe. Altrimenti ci meritiamo i vari Allevi o le sue versioni più "di nicchia", indipendenti o alternative di ’sta minchia.

[perché] Quindi perché? Beh qui bisogna che qualcuno si rimbocchi le maniche, abbia il fegato di sorbirsi le "opere" del maestro e di dire a chiare e tonde parole perché quella è musica di scarsa qualità. Io ho l’otite. Qualche volontario?

 

December 26, 2008

presentire il futuro?

Filed under: fisica fiscale

 

La lunga digestione del pranzo di Natale è stata eccessivamente efficace nell’ottundere la mia coscienza e lenire la mia razionalità. Solo stamattina svegliandomi mi sono reso conto, come reduce da una colossale sbornia, di un comportamento vergognoso tenuto la sera prima: l’esser rimasto incollato alla televisione a guardare Voyager, ipnotizzato da quel impudente millantatore di Giacobbo. Non mi dilungherò in un vaniloquio sul perchè il servizio pubblico non dovrebbe rendersi reo di produrre e trasmettere simili stronzate.

Ieri sera Voyager parlava, tra uomini-falena ed extratterrestri sempre all’ordine del giorno, di intelligenza collettiva, e di influenza di eventi futuri sul presente. Dell’argomento mi ero interessato anche recentemente per via della comparsa di articoli totalmente deliranti sull’arXiv, da parte di un fisico una volta serio che deve aver perso la testa. Il fatto è che eccezionalmente oltre che i soliti giornalisti specializzati in occultismi vari, erano intevistati due ricercatori, apparentemente seri. Uno di Princeton, ed uno dell’università in cui mi sono laureato, Padova. Evidentemente sotto effetti ipnotici ho preso nota dei loro nomi per indagare. L’italiano è uno psicologo; e già il fatto che sia psicologo ci dice che non stiamo parlando di scienza, ma di fiction: aggettivi, non numeri. Inoltre solo per il fatto di aver partecipato a Voyager dovrebbe essere marcato con infamia nel mondo accademico, fine ultimo di ogni scienziato rivoluzionario: poter dire di essere stato incompreso e allontanato dall’accademia. Ma forse era in buona fede e non sapeva di cosa si trattava. I suoi attuali progetti di ricerca ruotano intorno all’intuito e l’anticipazione di eventi futuri, e si può anche collaborare con alcuni test che vanno dalla previsione dei numeri del lotto alla lettura della mente di una persona cara. Per partecipare bisogna passare attraverso una lunga trafila di domande, che vanno da domande su possibili esperienze extresensoriali tipo telepatia, telecinesi etc., domande su stati alterati della percezione, ma anche domande più flessibili relative a sensazioni, sogni etc. Apprendo che alcune di queste domande servono per assegnarmi un punteggio sulla scala Tellegen [qui], che misura una proprietà detta assorbimento, in pratica la sensibilità di una persona all’ipnosi: una scala numerica basata su domande tipo "a volte senti la tua coscienza abbracciare l’Universo?". Comunque avendo compilato il questionario con sincerità devo aver ottenuto un punteggio Tellegen piuttosto basso, fuori dal loro campione prediletto, quello delle persone con assorbimento > 20. Un loro precedente lavoro infatti si basa su un campione piuttosto ridotto (50 persone) composto da simili mitomani.

Partecipo alla lettura anticipata dei numeri del superenalotto: scrivo i miei numeri, dopodichè un non meglio specificato algoritmo provvederà a mettere insieme tutte le previsioni dei partecipanti e a produrre una sequenza di numeri. La sequenza verrà confrontata con quella del monopolio. Aggiornamenti a presto…

Ora io non voglio criticare questi articoli sulla base di preconcetti antipsichici o psicologici che non ho. Sarà interessante vedere quanti numeri del lotto saranno azzeccati, ammesso che si riesca a raccogliere un campione statistico tale da poter fare un confronto sensato con le probabilità ordinarie. Noto solo che ad esempio l’articolo succitato presenta un’analisi dati piuttosto scarna, con un campione ridotto e delle barre d’errore enormi… quasi ogni conclusione si può trarre da simili analisi, considerato che anche analisi ben più approfondite possono essere malleabili (vedi il caso della Hockey Stick). Inoltre in questo tipo di esperimenti spesso ci sono bias, anche involontari, da parte dell’autore o dei soggetti, che tendono a shiftare i risultati nella direzione desiderata. Quello che però mi infastidisce è che per dare dignità a queste ricerche parapsicologiche si ricorre a suggestioni malposte dalla fisica, ovviamente pescando sempre dalla mitica e bistrattata Meccanica Quantistica, che viene presa dagli ambienti culturali più disparati e interpretata e piegata a proprio piacimento. Già si è vista la teoria dei campi in azione in fenomeni tipo la memoria dell’acqua, il fondamento pseudoscientifico dell’omeopatia.

Il cosidetto "modello teorico" per queste teorie è contenuto in un intervista al parapsicologo Dean Radin. Subito una chicca: Radin contesta i critici delle "scienze psichiche", osservando che non potendo avere conoscenza di tutto quello che succede nel mondo e di tutte le ricerche altrui basano i loro pregiudizi sull’ignoranza. Peccato che le scienze basate sul metodo scientifico prevedono che l’onere della prova si a carico dei proponenti della teoria, e che l’autorevolezza di queste teorie sia basata sulla quantificazione. Come in giurisprudenza si è innocenti finchè non si è provata la colpevolezza, così nelle scienze, le cose non esistono finchè non si è provata la loro esistenza, "oltre ogni ragionevole dubbio". E’ vero comunque che la comunità scientifica ostacola l’instaurarsi di nuovi paradigmi, e quindi può darsi che la "teoria" di Radin sia uno di quei casi di scienza di primo livello, provata e comprovata, seppellita dall’estabilishment accademico: bisogna sempre essere prudenti.

Le suggestioni di Radin sono comunque ben informate, e fino ad un certo punto hanno senso: il cervello non è contenuto tutto nella testa, i fenomeni elettromagnetici all’interno del nostro corpo fanno si che ci siano continue correlazioni con l’ambiente e il mondo esterno, insomma siamo un sistema aperto a flussi di energia elettromagnetica ed informazione. Il passaggio da sistemi isolati a sistemi aperti è un paradigma che si sta imponendo in tutte le branche della scienza, ad esempio nella genetica, a contrastare un certo riduzionismo basato su assiomi semplici ma limitati (come le leggi della genetica). Il problema è che il passaggio da qui, l’entanglement, la decoerenza, le correlazioni a lunga distanza, a là, i fenomeni paranormali, è un salto troppo grande e viene fatto con una leggerezza sorprendente. E’ questo il motivo per cui una teoria non deve parlare per metafore e per aggettivi, ma per numeri: il modello deve mostrare che ci sono meccanismi che permettono di trasmettere informazione coerente, e non semplicemente che il nostro cervello è immerso in un rumore bianco; e deve fare previsioni sperimentabili e univoche, in modo tale che la teoria sia falsificabile. Voglio dire: è vero che i fotoni prodotti dal mio cervello e assorbiti dal cucchiaio davanti a me possono essere entangled, ma qualcuno deve spiegarmi come è possibile da questo trasmettere un’informazione coerente ed eventualmente generare una forza per piegarlo questo benedetto cucchiaio, e deve dirmi se si piegherà a destra oppure a sinistra e di quanti gradi. Può anche darsi che teorie quantitative prima o poi nasceranno, che sia solo una questione di tempo. Non bisogna essere prevenuti. Ma non venitemi a dire che i fenomeni paranormali hanno una spiegazione fisica.

Ora posso dirvi quello che sicuramente non può essere in base alla fisica finora nota. E’ vero che l’entanglement crea correlazioni non-locali, ma è anche vero che non può trasmettere informazione. L’entanglement permette la trasmissione istantanea di una chiave di lettura per un messaggio già corrisposto. In crittografia: prima mando la lettera cifrata per posta ordinaria, poi mando il codice con il teletrasporto. Per questo è impossibile che un fenomeno emergente macroscopico come la lettura della mente possa verificarsi in virtù dell’entanglement: non posso trasmettere informazione nuova. Secondo: le forze necessarie per generare fenomeni cinetici negli oggetti macroscopici sono ordini di grandezza superiore al momento che i fotoni prodotti dal mio cervello possono trasferire. Terzo: nessuna teoria sperimentata della fisica permette reperimento di informazione dal futuro, e qui non c’è entanglement che tenga. Quello che può invece succere è che io intuisca lo svolgimento delle cose in base ai dati a mia disposizione: se vedo un vaso delicato cadere so che si frantumerà. Allo stesso modo, in un esperimento di previsione di un suono bello o brutto, è possibile che dopo parecchi tentativi il mio corpo abbia imparato a percepire gli impulsi elettrici che precedono l’emissione di simili suoni dalle macchine e quindi ad "anticiparli", pavlovianamente. Sono sicuro, al 100%, che se l’evento è abbastanza ritardato non ci sarà intuizione di "eventi futuri random".

E per finire, i miei numeri del lotto: 5,15,16,54,84,87, da giocare sulle ruote di Molfetta e Mestre.

Update: i miei numeri sono diventati quelli ufficiali del sito, essendo evidentemente stato l’unico partecipante. Comunque ne ho beccato uno su sei. Non male!

December 24, 2008

Energia e tempo /1

Filed under: fisica fiscale

Sul blog del teorico della computazione Scott Aaronson [qui] è comparso un bell’articolo in cui egli spiega perchè il tempo è diverso dallo spazio, dalla sua particolare prospettiva scienifica. Ora vi chiederete "ma che razza di problema è questo?". Tempo e spazio sono chiaramente diversi, almeno dal punto di vista percettivo. Ma spogliamo il tutto dal concetti soggettivi come "percezione", "misura" etc. e dalla "freccia del tempo" che si ritiene essere individuata dall’aumento del disordine, che a sua volta è determinato dalla dinamica dei corpi (come il moto di un corpo influisce sugli altri). Consideriamo il problema su un piano cinematico, rappresentando lo spazio-tempo come un palcoscenico su cui sono collocati gli eventi. E ci chiediamo, ammesso che questo spazio-tempo esista indipendentemente da ciò che gli succede sopra*, che caratteristiche deve avere perchè la fisica abbia un senso. Per esempio: spazio e tempo debbono essere intrinsecamente diversi?

Lo spazio-tempo

La domanda è sorta nella storia della fisica teorica del XX secolo quando con la Relatività Speciale di Einstein si scoprì che spazio e tempo si mescolano, tanto da far pensare che il tempo non sia che un’altra dimensione spaziale. Vediamo in che modo. In fisica classica l’unità di lunghezza invariante (uguale in tutti i sistemi di riferimento che sono in moto relativo rettilineo ed uniforme, altrimenti detti inerziali) è data dalla distanza tra due oggetti (applicando il teorema di Pitagora in tre dimensioni):

 

ove x,y,z sono le coordinate spaziali. Due osservatori in moto relativo rettilineo uniforme usando ognuno il proprio righello misureranno dello stesso oggetto la medesima lunghezza. In Relatività Speciale l’unità di misura invariante è data dall’intervallo:

ove t è la coordinata temporale e c è la velocità della luce. Osservatori che si muovono di moto reciproco rettilineo ed uniforme misurano con righello e cronometro diverse distanze ed intervalli di tempo, ma lo stesso intervallo. Ciò che è tempo per uno per l’altro diventa spazio e viceversa, ma tempo e spazio, pur mescolandosi, sono trattati in maniera sostanzialmente diversa: vedete quel segno meno davanti al tempo? Quello fa in modo che esista una nozione di passato e futuro, esista una causalità, una relazione d’ordine parziale tra eventi, e che eventi del futuro non possano influenzare quelli del passato. O meglio, esiste un modello interpretativo coerente della Relatività Speciale in cui gli eventi del futuro non influenzano quelli del passato. E’ questa una necessità? Possiamo costruire teorie in cui spazio e tempo sono veramente la stessa cosa e che hanno come modello interpretativo una fisica coerente con una nozione di tempo sottoprodotto macroscopico, pura illusione?

Alcuni ritengono che sia proprio così: ad esempio Stephen Hawkings sostiene che "il tempo è immaginario", in due sensi: allusivo e matematico. Vediamo perchè il secondo: affinché nella formula dell’intervallo il tempo sia trattato alla stessa stregua delle altre variabili bisogna che prenda un segno + al posto del -; cioè vogliamo definire un tempo fisico "tau" che sia in relazione con il tempo "percepito" tramite

La soluzione di quest’equazione coinvolge l’unità immagianaria i, quel numero che elevato al quadrato dà -1; per questo il tempo sarebbe matematicamente "immaginario". Spesso vengono in fisica studiate teorie (dette euclidee, contrapposte a quelle con geometria di Minkowski) in cui la grandezza invariante è proprio simmetrica rispetto a spazio e tempo

 

In queste teorie il tempo è un’altra dimensione spaziale e si ipotizza che la causalità sia un fenomeno emergente, cioè non presente a livello fondamentale ma che si ingenera a livello macroscopico.

Di altro avviso è Aaronson, e l’autore di questo post (a seguire…).

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*Dico "se esiste" perchè ci sono affascinanti prospettive legate agli sviluppi di Loop Quantum Gravity che vedono l’esistenza stessa e la forma dello spazio-tempo dipendenti dalla presenza e dalle interazioni di oggetti: lo spazio ed il tempo sono solo concetti "relazionali", che non esistono a priori. Altre concezioni prevedono che il tempo non esista, ma sia soltanto percepito da un osservatore cosciente. Non preoccupiamoci di queste paranoie: non bisogna che il nostro concetto intuitivo di spazio-tempo sia fondamentale; basta che ad un qualche livello di descrizione della realtà sia un buon paradigma.

 

December 21, 2008

manifestalo

Della manovra del Manifesto per l’autofinanziamento condivido lo scopo, ma non il modo. Non so come sia andata la campagna, ma temo non come avrebbero desiderato. 50 euro sono veramente troppi per poche pagine, soprattutto di questi tempi, e secondo me non intercetta tutti quelli che avrebbero voluto contribuire. Con 30 euro forse avrebbero ottimizzato l’introito, ma avranno fatto i loro conti.
Quello che trovo più fastidioso è l’autoreferenzialità delle campagne. Questo incedere sulla libertà, l’"independence day", il bene comune da salvare: lasciate che ve lo diciamo noi, non scrivetelo a piena pagina. Sapere di essere intelligienti non autorizza ad andare in giro a dire di esserlo, senza risultare antipatici. Pessima la storia dei numeri speciali, autoironia imbarazzata non all’altezza. Le vignette di Vauro, gli editoriali, gli articoli speciali. Bah. Avrei preferito un profilo molto più basso, essenziale e severo: non avrebbero avuto bisogno di chiedere scusa, perchè i lettori sanno bene come stanno le cose.

December 18, 2008

metabolismo

Filed under: fisica fiscale

Un indovinello di fisiologia spiccia, che nasce dall’interrogativo: "quanta massa corporea si porta via l’attività fisica?". Riformulata: secondo voi, quanta parte della massa che immettiamo nel corpo sottoforma di cibo e liquidi e aria viene espulsa? In altre parole, se supponiamo che un uomo si pesi in un certo momento e di nuovo al termine di un lungo periodo di tempo (mettete un anno), risultando sostanzialmente dello stesso identico peso, e raccogliamo tutti le emissioni in quel periodo (gas, liquidi, solidi), la massa degli scarti risulterà uguale a quella del cibo, acqua ed aria mangiati bevuti e respirati in quell’anno?

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December 17, 2008

17/12/08

Filed under: daily rants

"L’abuso d’informazione dilata l’ignoranza con l’illusione di azzerarla." Carmelo Bene

[pensieriFini] "Il fascismo non basta a spiegare l’infamia delle leggi razziali. C’è da domandarsi perchè l’intera società si adeguò…" Forse perchè c’era un regime fascista di polizia e se si ribellavano gli facevano bere olio di ricino e si cagavano sotto a morte, in tutti i sensi? Forse perchè l’antisemitismo era cresciuto ispirato e imposto dal pensiero unico fascista? Dobbiamo condannare la pervicacia dei fascisti o il timore del popolo che non si è ribellato? Se poi consideriamo che quelli che si sono ribellati, vedi Matteotti, e che hanno combattutto contro Salò non sono proprio tra i miti del Presidente della Camera in carica, beh ha un bel dire!

[snobel] Due membri della commissione Nobel che ha assegnato il premio per la medicina sono indagati per un possibile conflitto di interesse essendo od essendo stati consulenti di una grossa casa famaceutica che beneficierà del riconoscimento al tedesco Harald zur Hausen [qui]. All’estero si stupiscono e indignano ancora per queste cose. Essere italiano è una scuola impareggiabile di dietrologia e rassegnazione.

[virus] Sul fatto che esista un virus causa dell’AIDS non c’è unanimità nel mondo scientifico. Il fronte degli scettici è bollato come eretico e pseudoscientifico, e a sua volta accusa di riduzionismo il mainstream (dinamica consueta tra minoranze e correnti dominanti, in tutti i campi della scienza); ma è guidato da un paio di voci autorevoli,  quella di Peter Duesberg e dello stravagante premio Nobel per la chimica Kary Mullis. Al di là del merito della faccenda, escono alla luce delle manomissioni degli articoli originali da parte di Robert Gallo, che da molti viene reputato lo scopritore del virus e a cui sarebbe stato ingiustamente negato il premio Nobel quest’anno. Questo piccolo scandalo ha una notevole rilevanza scientifica, rendendo tutta una fetta di produzione scientifica inaffidabile. Si può leggere qui l’appello di un notevole drappello di scienziati a Science a rivedere la pubblicazione di materiale basato sugli articoli di Gallo. Cercherò in futuro di documentarmi meglio.

December 16, 2008

questua per una questura

Filed under: rumore

Sono stato in Questura, per denunciare un fatto di enorme gravità: ho ritrovato la carta d’identità. La persi nel 2005, la ritrovai nel 2006 sotto il pianoforte quando avevo ormai dimenticato di averla persa; poi dimenticai di averne denunciato lo smarrimento. Sono rimasto cinque minuti a bussare ed alitare sul vetro all’ingresso dell’ufficio denunce perchè non funzionava la fotocellula della porta a scorrimento. Mi hanno fatto fare il giro. Mi sono accomodato (niente coda alle 8 del mattino), ho denunciato il ritrovamento di una carta d’identità smarrita a Mantova e denunciata a Mantova. La poliziotta manda in stampa ma la stampante manca di toner. Nel frattempo controlla sull’archivio, e scopre che la denuncia era per furto, a Padova. Non si poteva controllare prima, perchè una denuncia è una dichiarazione del denunciante. Manda una nuova stampa. Sempre senza toner. Passa mezz’ora. Il toner non arriva. L’ufficio denunce è bloccato. Mi guardo intorno: muri scrostati, tavoli in formica, poltroncine con gommapiuma a vista, pavimenti sporchi, lampadine rotte, armadi metallici con residui di scotch e adesivi. Per non avvilirsi troppo in questura puoi sempre passare il tempo sfogliando calendari delle forze dell’ordine. Per fortuna mi sono portato dietro Internazionale, accavallo le gambe e leggo. Passa un’ora. Arriva un toner usato, che stampa male ma stampa. Dal computer (risalente almeno al secolo, se non al millennio, scorso) non partono più le stampe. Tentativo di stampare sulla stampante "su di sopra": la stampa viene orizzontale. Provano a risolvere il problema un paio di appuntati. Non dico niente, taccio, sorrido e penso al mio blog. Ricorriamo infine ad una denuncia scritta. Mancano i moduli. Qualcuno va a fotocopiare i moduli. Compiliamo i moduli.

Non siate troppo cattivi con le forze dell’ordine, abbiatene compassione in tempo di Natale, e fate loro l’elemosina.

December 13, 2008

Santa Lucia

Alla scorsa vigilia di capodanno mi premunii di fare indigestione di lenticchie e di vestire mutande rosse, e siccome ho l’abitudine di camminare a testa alta pensando al paradosso dei gemelli o al flusso del tempo di frequente pesto enormi cacche di punkabbestia che infestano i portici della malfamata Città Vecchia (parlo di via Petroni a Bologna). Nell’ultimo mese poi mi sono comportato bene, lavandomi le mani prima di andare a tavola ed evitando di mordere e tirare i capelli a mio figlio, condotta esemplare in tempo di Avvento, il periodo di attesa della venuta di Santa Lucia. Questi sforzi hanno portato bene: il 13 dicembre Santa Lucia, che su al nord (a Verona e a Mantova) sostituisce Babbo Natale e la Befana nell’oneroso lavoro della distribuzione dei doni, mi ha portato 120 euro sonanti (BEEP) da spendere nei migliori negozi della catena Auchan, perchè anch’io poverello possa sentirmi parte della nazione dei consumatori e dare il mio contributo per il rilancio dell’economia, una causa buona e giusta. Sarò orgoglioso di sfoderare la mia bella tessera blu di fronte a cassieri, pescivendoli, ortovendoli e chissà chi altro. Salterò sul nastro trasportatore e griderò a gran voce "Anch’io posso contribuire alla rinascita di questo paese che mi ama", e concluderò infilandomi in bocca un branzino crudo con un po’ di maionese. E avrò finalmente la soddisfazione di vedere realizzato un sogno agognato, dopo un ore spese tra code in posta e burocrazia varia, per la tessera ad ostacoli più difficile da ottenere, ma per questo più bella. Ammesso che prima o poi arrivi il PIN.

Grazie. Sono commosso. Vi ringrazio. Annoterò su questo blog tutte le lussuriose spese compiute con la tessera sociale.

Forse mi prenderò un tartufino. O un paio di astici. Una bottiglia di Sassicaia, o un Barbaresco. Ne parlano tanto bene in televisione.

December 11, 2008

la rivincita dei nerds

Filed under: rumore

Sembra che Obama abbia scelto un fisico premio Nobel scientificamente ambientalista come segretario all’energia. Si tratta di Steven Chu, che vinse il premio Nobel nel 1997 per le trappole laser e il raffreddamento degli atomi. Una scelta sicuramente di altissimo livello. In Italia non mi risulta che ci siano fisici in parlamento (aspetto smentite) e in generale la comunità scientifica (quella veramente scientifica, non gli "scienziati" della politica, della comunicazione, della giurisdizione) è largamente sottorappresentata, eccezion fatta per il potentato dei medici. Non ricordo fisici ministri. E’ vero che lo scienziato di prima linea ha una vocazione molto meno spinta alla cosa pubblica, autisticamente chiuso nei suoi laboratori/studi e riluttante a spendere tempo per la carriera amministrativa. La comunità dei fisici ha scarsissimo potere di lobby, come recentemente denunciato da Parisi; paradossalmente gode di migliore considerazione al Vaticano che a Palazzo Chigi (vedi Cabibbo). Lo stesso Zichichi, depositario di un potere democristiano ben superiore a quanto si sospetterebbe, non è mai stato parlamentare o ministro. Tra i candidati senatori a vita, non risultano fisici, nonostante ci siano tra questi persone molto meritevoli che potrebbero ricoprire tale carica, in particolare gli stessi Parisi e Cabibbo. Invece i prossimi senatori a vita, se camperanno abbastanza, saranno probabilmente Scalfari (e ci può stare), e Mike Buongiorno. Capito? Mike Buongiorno.

Scriverò in futuro di come penso che le istituzioni democratiche abbiano bisogno di una piccola rivoluzione scientifica. Per ora mi limito a questo. Cosa può dare un fisico alla politica? Quali doti ha che altri spesso non hanno? Due cose: il metodo scientifico, e conseguentemente l’abitudine all’analisi critica. Uno scienziato è per formazione istruito ad abbandonare la propria teoria se una teoria concorrente si dimostra più fondata, e a valutare in maniera quantitativa e qualitativa la validità delle teorie altrui. Inoltre è abituato a soppesare le proprie affermazioni e a renderle rigorose finchè sono più possibile coerenti e inattaccabili. In politica queste doti possono consentire di spogliare una determinata scelta dividendo la parte "tecnica" da quella "politica", valutando la possibilità di prendere provvedimenti "tecnici" in maniera non ideologica; possono aiutare ad un analisi più profonda e sfaccettata di un fenomeno, fino alle sue estreme conseguenze "logiche". Tornerò su questo.



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