ancora Allevi
Il concerto al Senato di Allevi non ha lasciato indifferenti musicofili e musicisti di varia estrazione come Facci sul Giornale e Uto Ughi su La Stampa, e ha acceso discussioni su vari blog [qui][qui][qui]. Per inciso, non credo che la scelta del musicista abbia vilipeso un luogo già di per suo degradato dall’occupazione del più viscido dei lacchè di Berlusconi e prima ancora ostaggio di squallidi giochi di ruolo. Semmai è sintomatica dello stato di coma culturale in cui il paese versa, nell’educazione musicale, nella produzione cinematografica, nella gestione dei teatri.
[parmesan] Chi lo osanna sostiene che non ci si può non confrontare con un pianista nonelettrificato che vende centinaia di migliaia di copie, e che contribuirà all’avvicinamento della masse alla musica classica. E’ vero come è vero che non ci si può non confrontare con il successo dei negozi "tutto a 1 euro" o del parmesan cheese sottocosto che si vende nei discount: è sintomatico di uno stato di malessere economico del paese e di cattiva alimentazione. Ma non venitemi a dire che il parmesan favorisce l’avvicinamento al Parmigiano Reggiano. A Natale, regalate le ballate di Chopin suonate da Zimmermann, non Allevi: questo è il miglior modo per avvicinarsi a Chopin.
[successo] Spostiamo il target: come detto qui
non ha senso limitarsi a dire che Allevi non è bravo, bisogna semmai capire perché nonostante ciò abbia successo.
Ribadito che il successo non è mai stato una misura della qualità delle cose, semmai il contrario, comunque urge capire perché ne riscuota tanto. E guess what?, in Italia non esiste un’educazione musicale e, aggiungo io, nei templi in cui viene fornita un’educazione musicale questa è troppo applicata e tecnica. Certo, se volessimo aggiungere un serio insegnamento della musica nelle scuole dovremmo tagliare altre materie ritenute fondamentali come la religione, la storia dell’arte: faremmo un buon affare, perchè staremmo sostituendo opinioni e nozioni con idee e applicazioni, cose che devo imparare con cose che devo capire e rielaborare. Prendi un qualsiasi essere umano e chiedigli quali sono le cose per cui vale vivere: stai quasi sicuro che tra le prime troverai la musica. Come mai allora non si insegna in Italia a capire cos’è la musica? E come mai nei conservatori la consapevolezza musicale dei musicisti è rasente lo zero? (troverete proprio nei conservatori la schiera più agguerrita di fan di Allevi o di discotecari) Questi i rudimenti per imparare a capire la musica: tanto ascolto, un po’ di strimpellamento su uno strumento, un’infarinatura di musica modale, un’infarinatura di armonia e composizione, un’infarinatura di tecniche improvvisative, partecipare ad una banda. E tanto ascolto, partitura in mano. E’ troppo? In Olanda (e anche in certe scuole negli USA) si fa. Da noi si preferisce spendere i soldi per allestire lugubri e sfarzosi spettacoli per signore decadenti altrettanto restaurate: siamo ostaggi del bel canto.
[criticoni] Dobbiamo nuovamente spostare il target. Non dire "che" Allevi non è bravo, ma dire "perché" Allevi non è bravo. In giro si leggono critiche ineccepibili al personaggio, ai suoi libri deliranti, al fatto che la sua musica è facilona e ammiccante. Ma perché è così? Il problema è che i critici musicali non hanno loro stessi competenze necessarie: avranno un gusto sviluppato, esperienza, sensibilità; ma saranno alla fine sempre soggetti ad infinocchiamento da parte di qualche altro fenomeno che riscuote un successo limitato ad una qualche cerchia intellettuale più o meno ampia ed autoreferenziale, non so per dire magari sputano su Allevi e osannano Piovani, sputano su Piovani e ti vanno a pescare fuori Arvo Pärt. T’ammazzano di botte Einaudi salvo poi salvare Glass. Per esempio su Macchianera il critico di turno, penna su più magazine musicali, ti fa il pippone sui peccati mortali della classifica della musica più commerciata in Italia salvo poi sostenere che Giusi Ferreri è una musicista vera o vaccate simili non è vuota e sterile, e il tutto con vaniloqui estetizzanti e moraleggianti che nulla hanno a che vedere con come è scritta quella musica. E’ ovvio: di musica non ne sa nulla nessuno.
Se non si è interiorizzata la sintassi della muscia tonale basata sulla triade sottodominante-dominante-tonica, non si è capaci di dare un nome agli intervalli e di intonarli, di comprendere quale scala modale domina in un pezzo o addirittura di capire quanti strumenti e quali stanno suonando non si può parlare di musica. Non dico che bisogna essere pedanti e conservatori come Uto Ughi. O che ci siano principi universali per giudicare la qualità di una musica (qui un mio vecchi pezzo). Ed è vero che ad un certo punto subentra per fortuna il relativismo estetico, ma un po’ più di modestia, da parte di tutti, non nuocerebbe. Altrimenti ci meritiamo i vari Allevi o le sue versioni più "di nicchia", indipendenti o alternative di ’sta minchia.
[perché] Quindi perché? Beh qui bisogna che qualcuno si rimbocchi le maniche, abbia il fegato di sorbirsi le "opere" del maestro e di dire a chiare e tonde parole perché quella è musica di scarsa qualità. Io ho l’otite. Qualche volontario?

Salve o Sapiente Sublime Di Turno, sono il Critico Di Turno. Sono abbacinato dal tuo Pippone, così migliore del mio pippone (minuscolo, per rispetto) e mi prostro umiliato davanti a tanta leggiadra e veritiera conoscenza - ma per quanto indegno di conferire con chi dimostra superiore e mirabile prossimità alla Verità sulla Musica, faccio presente a Sua Lucidità che tra le parole guidate dalle Muse c’è una curiosa superficialità nel riportare parole altrui - e questo, anche per un uomo che ha interiorizzato la gnosi, è un po’ schifosino. Io non ho mai scritto la frase “Giusy Ferreri è una musicista vera” come nemmeno “Giusy Ferreri è una musicista vera o vaccate simili”. Io non alle qualità musicali mi riferivo eventualmente ma alla capacità di quel disco di riflettere lo spirito del tempo. Quindi, o Sublime, vediamo di non fare l’errore di noi volgare gentaglia, ovvero cedere al vaniloquio estetizzante.
Con immutata stima.
Comment by Paolo Mad — December 27, 2008 @ 6:52 pm
hai ragione, ho corretto. “io non alle qualità musicali mi riferivo eventualmente ma alla capacità di quel disco di riflettere lo spirito del tempo”. e’ quello il problema, nessuno parla più di musica, ma si filosofeggia soltanto dello spirito del tempo. parli di musica come si parlerebbe di shopping. bah.
Comment by Administrator — December 27, 2008 @ 7:23 pm