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Comincia lo show. Intervista a Renzo Piano che gli ha dedicato una via nel porto moderno di Genova, una struttura che come il lungomare costruito a Barcellona davanti al barrio gotico per le Olimpiadi allontana i quartieri bassi, quelli di Via del Campo, dal mare.
Poi Don Raffaé, canta Lucio Dalla. L’orchestra suona una partitura piuttosto accurata. Anni fa la Fondazione de André, presieduta da Dori Ghezzi e vicepresieduta da Vittorio Bo, nipote di Carlo Bo, onnipresente nelle iniziative culturali genovesi che contano, commissionò ad alcuni Conservatori di trascrivere tutte le canzoni di de André su partitura partendo dalle registrazioni originali, perché mancavano delle partiture dettagliate, in giro si potevano trovare solo tabulature per chitarra e trascrizioni piuttosto fantasiose delle melodie, e al solito sembra che Pagani sia un fantasma. A noi toccò in sorte Le Nuvole, album che mi aveva accompagnato in innumerevoli viaggi in camper da bambino e di cui amavo i testi che sapevo vagamente a memoria, ma che non avevo mai capito, e Storia di un Indiano. Io che conoscevo de André, unico dentro la mia classe di composizione, mi accaparrai Megu Megun e Monti di Mola. Ma soprattutto Don Raffaé. E’ stato un lavoro lungo ma ben retribuito, molto faticoso per via di quegli strumenti esotici come l’oud e il bouzouki che appunto Pagani avrebbe saputo trattare meglio. Mi sono sempre chiesto a cosa servissero quelle partiture, e sul sito della fondazione non ce n’è menzione. Ed in fondo non ero neanche troppo convinto dell’operazione. Il mio de André mi diceva che lui preferisce i musicisti che suonano la propria musica, o che imitano ad orecchio, che reinterpretano gli arrangiamenti. Non le orchestre che replicano il tutto uguale. Soprattutto se guidate da un musicista completamente privo di talento come Lucio Dalla, ben noto qui a Bologna come uno venuto su negli ambienti giusti del jazz bolognese, ma non all’altezza. Ora non so se la mia partitura sia effettivamente alla base della versione di Dalla, ma se è così, Fabrizio, ti chiedo scusa. Comunque grazie per i 600 euro.
Quanto all’interpretazione, semplicemente penosa. Sapete quando prendete una canzone troppo bassa, che esce a malapena il fiato e fate fatica a creare un suono tondo? Così. De André aveva una voce sonora lì in basso, ricca di armonici e meravigliosa, e tutti se lo ricordano per quello. Dalla sembra un tacchino strozzato, e il controcanto del controcantante aumenta soltanto la confusione.
Ma sta diventando liveblogging.
Entra Dori Ghezzi più giovane di quando aveva conosciuto Fabrizio, sorriso perenne coi tiranti. Poi c’è spazio per Nannini etc. etc.
Ermanno Olmi. Si parla di autenticità e di religione. Come l’autenticità del volto di Dori. Che cosa ci sia di autentico in questo spettacolo non lo so, ma gli dò credito: lo show sta effettivamente migliorando. Finalmente un musicista, per quanto stronzo, ed una bella interpretazione: La Città Vecchia cantata da Capossela. La differenza con gli altri è abissale. Un vero musicista, una vera reinterpretazione, una canzone che si ascolta volentieri e che non vive della sola rendita di esser stata scritta e cantata da Fabrizio.
Poi ancora Pivano, Jovanotti che era veramente autentico con la chitarrina e la voce un quarto di tono calante, Albanese che è l’unico che c’azzecca, etc. etc.
Poi Piovani. OK, hanno fatto un album insieme. Pure bello, per quanto riguarda i testi. La musica sta a questo concept album come i libretti alle opere di Verdi, come gli accompagnamenti clavicembalistici alle arie delle opere antiche: accessorie. Lui suona il pezzo come fosse una suite dei Pink Floyd (pure sopravvalutate, tra parentesi), e commette pure diversi errori. Piovani è uno dei musicisti più sopravvalutati d’Italia, è mediocre sia come compositore che come pianista, molto più di quanto non lo sia Allevi, e peraltro si stima molto per via di quel ridicolo premio Oscar ricevuto come autore delle musiche del film sull’Olocausto dell’anno (ridicolo il confronto ravvicinato con Bollani in una delle ultime puntate del dottor Jembé). Non c’è paragone con Rota, sia chiaro.
La serata prosegue, ma ha già riservato l’affronto ultimo, quello che ha affondato definitivamente i nostri umori. Avrei veleno per tutti dopo di questo. Lui, proprio lui, l’uomo con cui abbiamo iniziato che interpreta de André, il tenore pop dall’alto tenore di vita ma dalla vocina esile esile, l’uomo che ha commosso l’Italia rimpinzando l’epopea dei ciechi al festival di Sanremo, dopo Baldi e la Minetti.
Standing ovation.
Ma perché ho la televisione accesa? Ah si, perché questa è la migliore televisione italiana. O meglio, di quella metà d’Italia che non ripudio.
Forse termina con un collegamento con tutte le radio d’Italia, manco fosse sbarcato l’uomo sulla luna. Le mani sfatte tanti sono gli applausi del pubblico. Le parole di de André sono dentro i cuori di tutti. Mancano dieci secondi. Non abbiamo capito niente di lui. Applausi. O delle sue canzoni. Applausi. O dei suoi testi (non poesie, testi!). Meno dieci. Meno nove. Meno otto. Meno sette. Sei. Cinque. Quattro. Tre. Due. Uno.
E’ la sua voce, finalmente, solo quella. Basta lei.
…
Nooooo. Non è finita! Tutto rovinato: Pelù!!!
…
Finalmente Pagani. Con Fabrizio. Ah, no, è Cristiano. Sul porto di Genova. Ah, no, di Piano.

perchè vinicio stronzo?
anni fa mi bevvi un qualche rosso con lui e con scritpabanane.
mi era sembrato simpatico. politicamente poi l’ho visto partecipare alla manifestazione antifascista di questa estate a verona (forse era maggio)… quindi insomma, da apprezzare
Comment by lussu — January 12, 2009 @ 4:36 pm
Da testimonianza diretta di più persone che ci hanno lavorato tra festival e locali ho avuto qualche aneddoto spiacevole, ma non credo che sia il caso sparlarne pubblicamente. Ma un bello stronzo se lo merita, così, sulla fiducia, perché tanto sono tutti stronzi. Anche quando sono di sinistra e simpatici.
Comment by Administrator — January 12, 2009 @ 4:50 pm
ma essere antifascista mica vuol dire essere di sinistra, ohibò!
Comment by lussu — January 12, 2009 @ 5:09 pm
si siete tutti dei fighetti radical chic con i maglioni di cachemire. al centro non è più di moda l’antifascismo, non veste bene in questa stagione. a sproposito, hai visto la mia nuova pagina “chi siamo”?
Comment by Administrator — January 12, 2009 @ 5:13 pm
vista ora, molto bella, ma io vesto in camicia.
ps
togli sti numeri per inserire i commenti
pps
sto ascoltando vinicio, l’ultimo.
fantastico
Comment by lussu — January 12, 2009 @ 5:19 pm
Non sapevo ci fossero i numeri, se scopro come si fa li elimino. Sono molto deluso dal blogsome, non mi dice gli incoming links e non fa statistiche, e tra l’altro su questo blog non è ancora passato il ragnetto di google (sull’altro si). mi sembra che gli altri servizi di blogging si siano molto aggiornati.
Comment by Administrator — January 12, 2009 @ 5:25 pm
per esperienza io dico bene di wordpress e blogspot.
i nuemeri secondo me inibiscono molto i commenti
Comment by lussu — January 12, 2009 @ 5:33 pm
ormai sono qua. comunque ho superato il record di commenti per questo blog
Comment by Administrator — January 12, 2009 @ 6:06 pm
un altro!
Comment by Administrator — January 12, 2009 @ 6:06 pm
un altro ancora!!!
Comment by Administrator — January 12, 2009 @ 6:07 pm