gli antisemiti
A parlare di Israele si rischia sempre di pestare La Cacca dicendo qualcosa di anche lontanamente in odore di antisemitismo, come ben messo in luce da Leonardo nei suoi "sofismi su Israele", lucida analisi delle tautologie e delle contorsioni logiche e illogiche che nel dibattito (sempre più ad una voce) sull’arrembante sionismo a Gaza vengono usati dai filoisraeliani non per argomentare, ma per squalificare le tesi altrui. Nei commenti scrivevo
Noto che mentre il resto del mondo è condannato al meticciato, gli ebrei diversamente hanno una genealogia rigida che tende a conservarli nel tempo (ironico che abbiano resistito 2500 anni diffusi per il mondo, ed ora finalmente radunati non riescano demograficamente a resistere a tre generazioni di arabi). Per forza poi quando li si critica, si rischia sempre di apparire antisemiti; perchè loro stessi si identificano come unici discendenti di Sem, e il resto del mondo come i cattivoni discendenti di Cam.
Ma chi sono gli antisemiti? Tolta l’accezione mitologica, "semita" denota un ceppo linguistico, cui appartengono ebrei, fenicio-caldei,… ed arabi, ivi compresi i palestinesi. Chi sono quindi gli antisemiti? Le azioni, non le parole, ci qualificano. Si, è vero che nello statuto di Hamas vi è iscritta l’eliminazione dello Stato di Israele, ma appunto è solo scritta, lì sulla carta, senza nessuna possibilità nè reale tentativo di portarla a compimento (anche se a detta di Furio Colombo lo Stato di Israele non è mai stato così vacillante… ma dove se le sogna certe cose?), e molti suoi esponenti sono disposti a rivedere queste posizioni se la popolazione lo vorrà (consiglio questa bella intervista ad Ayman H. Daraghmeh, parlamentare di Hamas, uno dei pochi ancora in libertà).*
Se sono le azioni a qualificarci, chi è che sta mettendo in atto pratiche e politiche di sterminio, fisico, sociale, culturale, nei confronti di una popolazione di ceppo semitico? Avrei voluto evitare di cadere nell’uso della reductio ad hitlerum, la "tattica dialettica mirante a squalificare un interlocutore comparandolo ad un personaggio malvagio" (da wikipedia, of course), come spesso succede ai filoisraeliani quando comparano per esempio Hamas alle SS ed il loro statuto al Mein Kampf. Perché ricorrere ad una RAH significa annientare la discussione. E quindi ho inizialmente storto il naso leggendo l’articolo di Parolo Barnard
quando sono incappato nella parola "neonazismo" in riferimento alla condotta bellica israeliane. Il fatto è che Paolo Barnard, giornalista indipendente odiato dal Sistema e abbandonato dall’Antisistema, come li chiama orwellianamente lui stesso (ha una spinosa questione legale pendente relativa al suo lavoro per Report, per il quale non viene difeso dalla Gabanelli e dagli avvocati RAI), è una delle persone in Italia che ne sa veramente a pacchi di questa guerra, ci ha lavorato personalmente arrivando a dimostrare con interviste ai collaboratori di Clinton che gli accordi di Camp David furono organizzati per distruggere Arafat. La RAH risulta quindi meno indigesta quando viene dalle parole di Aharon Cizling, ministro dell’agricoltura del neonato stato israeliano, da Albert Einstein, dalla risoluzione ONU del ‘82 su Sabra e Chatila, oppure dall’ambasciatore israeliano all’ONU Abba Eban, che nel 1981 disse
Il quadro che emerge è di un Israele che selvaggiamente infligge ogni possibile orrore di morte e di angoscia alle popolazioni civili, in una atmosfera che ci ricorda regimi che né io né il signor Begin oseremmo citare per nome
Consiglio quindi la lettura dell’articolo di Barnard, che mutua il titolo da un libro di Edward Said, atto di denuncia agli intellettuali occidentali, veri corresponsabili del genocidio dei palestinesi nel momento in cui ignorano, in malafede o per pochezza, l’enorme massa di documenti anche ufficiali che illustrano come il sionismo sia una della pagine più tristi e macabre della nostra storia, al pari, per non voler sempre parlare di quello, della Santa Inquisizione. Barnard c’ha il dente avvelenato, e li chiama per nome e cognome: Travaglio (che però si è speso poco), Lerner, Eco, … Furio Colombo.
Quest’ultimo in un’apparizione televisiva a ottoemmezzo è riuscito ad esibirsi in alcuni dei più incredibili salti mortali della retorica e della logica che io abbia mai visto. Ha iniziato facendo un discorso in odore di relativismo, il mio pane. Parlava dell’Austria, che potrebbe ancora pretendere Trento e Trieste, degli italiani che sono entrati di forza a Roma alla faccia del Papa. Benissimo, pensavo io che la morale della favola fosse: ognuno è il popolo eletto, ha la sua terra, la sua religione e presume di essere dalla parte della ragione e del diritto, chi è un resistente di qua appare come un terrorista di là, chi è un invasore di qua è un portatore di democrazia di là, la storia solidifica e cementifica tutto e la scrive chi vince. Tra parentesi, io sto dalla parte degli oppressi, che si sono sempre. Invece Colombo voleva dire: noi italiani abbiamo preteso l’Italia, quindi dobbiamo supportare gli Ebrei che pretendono la loro Terra Santa. Ma scusa! E i Palestinesi che pretendono la LORO terra? Ma allora cento e passa anni di relativismo etico e culturale non servono proprio ad un cazzo, neanche a svolgere proprio i pensierini più elementari, non dico addirittura l’empatia, la banalità del male e tutti questi concetti complessi. La cosa che più mi sorprende è che queste persone sono capaci di svolazzare alti, di fare ragionamenti astratti elaborati, analisi politiche, argomentazioni ferree, ma quando poi devono analizzare faccende nelle quali sono in qualche modo coinvolti perdono totalmente il lume della ragione.
ToMaTe dal canto suo si è sentito un extraterrestre fino a quando finalmente le timide posizioni pro-palestinesi non si sono un po’ fatte forza; siamo stati inizialmente annichiliti da un’impressionante operazione di disinformazione mediatica che ha fatto vacillare, dimostrazione che la pressione di massa è un efficace strumento di persuasione anche delle teste più indipendenti o antagoniste. Ora cerchiamo di non guardare i telegiornali, e di seguire l’unico giornalista che parla da dentro la striscia di Gaza, e non comodamente seduto negli uffici messigli a disposizione a Tel Aviv a commentare le veline d’agenzia:
Ah, tra l’altro, ma questi sono quasi solo dettagli (non lo sono, visto che ci hanno costruito tutta la campagna di disinformazione) secondo Paolo Barnard il primo atto di violazione della tregua è stato l’ammazzamento di sei palestinesi, il 4 novembre (cita The Guardian, ma non sono riuscito a trovare il link).
PS. Ieri il Tg2 con un abile accostamento di parole ha dato ad intendere che Hamas ha preso il potere ai danni di Fatah con un colpo di stato militare. Non ho più parole. Non avevo detto che dovevo spegnerla quella maledetta scatola vuota?
* E’ un po’ come la Rivoluzione, che presumo stia nello statuto dei partiti comunisti (ma forse mi sbaglio, Masaccio dammi una mano): questo non gli impedisce certo di sedere in parlamento, fintanto che non vanno effettivamente in piazza a cercare di rovesciare il potere democratico.

Tomate, mi verrebbe da risponderti che bisogna avere un capo come Togliatti per riuscire a fare quello di cui parli, cioè un grande partito democratico all’interno e un braccio ubbidiente di Stalin all’esterno.
In ogni caso, sono abbastanza d’accordo con te. Ma anche se l’obiettivo della distruzione di Israele fosse realmente perseguito da Hamas, direi che se negli ultimi 8 anni sono riusciti ad ammazzare solo 20 israeliani, ci metteranno un bel po’. So che farò la figura del cinico, ma in Israele si muore molto più di incidenti d’auto o di elettrosmog che di terrorismo…
Di solito, a questo punto, ti tirano fuori Ahmadinejad, uomo che tutti i fanatici filoisraeliani amano alla follia, perché finalmente ha concretizzato la figura retorica della potenziale “distruzione di Israele”. Lui ha la bomba, lui può farlo.
Intanto, lui non ha la bomba. Lui sta iniziando un programma nucleare civile che potenzialmente, col tempo, potrebbe portarlo a svilupparne uno militare. E poi non si capisce cos’abbia questo a che vedere con Gaza. Come possa un massacro di civili sul Mediterraneo indebolire un fanatico armato in Persia.
Per quanto riguarda il colpo di stato, la cosa è complessa, perché Hamas ha vinto le elezioni ma non le presidenziali. C’era effettivamente una situazione di coabitazione che in Francia può portare a tante belle cose, ma in medio oriente ha portato prevedibilmente a una guerra civile. A Gaza ha vinto Hamas, in Cisgiordania Al Fatah. Io vorrei trovare il genio che ha pensato quel sistema elettorale…
Comment by masaccio — January 17, 2009 @ 12:49 pm
Sul PC non mi sono spiegato bene, volevo dire che la rivoluzione è scritta nel DNA di un partito comunista, come la secessione (anche armata) in quello della Lega, ma sono posizioni storiche, “ideali” teorici che rimangono là, a disposizione dell’immaginario dei militanti, ma innocui. Nessuno verrebbe a dire (beh, tranne Berlusconi ovviamente) che queste idee pongano un serio pericolo per la democrazia in Italia. Lo stesso per Hamas. Allora perché non levano quella benedetta idea dell’eliminazione dello stato di Israele dal loro statuto, che non fa altro che creare imbarazzo? Boh, è come levare la falce e il martello dalla bandiera delle formazioni di tradizione comunista. Io lo farei.
Comment by Administrator — January 17, 2009 @ 1:19 pm
Non raccolgo la provocazione sulla falce e martello (che non è simbolo intrinsecamente rivoluzionario, ma è stata il vessillo di numerosi partiti riformisti, compreso quello sostenuto dal nostro presidente del consiglio), e spiego cosa intendevo su Togliatti: tenere insieme pratica riformista e prospettiva rivoluzionaria non è cosa da tutti. Anche e soprattutto perché Hamas oggi e il Pci allora hanno alle spalle un’organizzazione internazionale di riferimento. Per Hamas si chiama Fratelli Musulmani, per il Pci si chiamava Comintern, poi Cominform. Tenere insieme l’efficacia della pratica riformista che la situazione nazionale consiglia e la fedeltà alla prospettiva rivoluzionaria che l’appartenenza internazionale richiede non è cosa da tutti. Se il Pci ci è riuscito, per molto tempo, è anche e soprattutto grazie all’immane lavoro teorico di uno dei maggiori intellettuale europei del ‘900 (tale Antonio Gramsci) e di uno dei più abili leader politici della storia contemporanea (tale Palmiro Togliatti). Ti ricordo che il Pci è un unicum all’interno della storia del movimento operaio mondiale. Per questo trovo difficile usarlo come termine di paragone. Che questa strategia possa aver successo con Hamas mi pare molto molto molto improbabile.
Comment by masaccio — January 18, 2009 @ 4:09 pm