February 24, 2009

about baricco

Consiglio la lettura su Repubblica oggi dell’articolo di Baricco, che invoca un dirottamento dei fondi pubblici dalle sedi privilegiate e ricercate dell’avan-retro-guardia culturale (teatri, opere etc.) verso spazi ove la cultura può essere fruita in maniera più pervasiva ed educativa: la scuola e la televisione. Io non amo Baricco come scrittore ma apprezzo - e non condivido - le sue tesi critiche, espresse sempre con chiarezza.

Il pezzo mi divide a pezzi. Sono consulente scientifico per una manifestazione culturale che si sorregge in larga parte sul finanziamento privato (piccoli commercianti e grandi imprese) e dalla vendita dei biglietti, e che per prima in Italia ha avuto il coraggio di porre un biglietto su questo genere di proposta (incontri letterari). Ho sempre pensato che la cultura non possa essere totalmente gratuita, perché gli uomini di cultura e artisti non devono diventare dei saltinbanco costantemente in tour autopromozionale. D’altra parte questo genere di iniziative necessitano sempre di finanziamento pubblico, è utopistico pensare che si possano sorreggere da sole. Per questo apprezzo particolarmente questa frase:

Lo dico in modo brutale: abituiamoci a dare i nostri soldi a qualcuno che li userà per produrre cultura e profitti. Basta con l’ipocrisia delle associazioni o delle fondazioni, che non possono produrre utili: come se non fossero utili gli stipendi, e i favori, e le regalie, e l’autopromozione personale, e i piccoli poteri derivati.

C’è però da dire che il livello culturale di questa manifestazione non è mai stato di livello eccelso, proprio perché se ne sta sul mercato, in equilibrio tra proposta intelligente e ultime mode. A volte mi sono chiesto che senso avesse proporre idee predigerite ad una massa di persone più desiderose di toccare lo scrittore di fama che non altro. D’altra parte ho fatto anche parte di un’associazione culturale che difficilmente avrebbe potuto sostenersi in un regime di libero mercato, e le cui iniziative e servizi dedicate ad una fascia di (spesso privilegiati) senza reddito, quella studentesca,  sono necessarie e necessariamente gratuite. D’altra d’altra parte, sono stato a suonare a settembre [qui] per una ristrettissima elìte di artistoidi autoreferenziali che si organizzavano il loro festival, e mi sono chiesto che senso avesse finanziare una simile manifestazione. D’altra d’altra d’altra parte, ho fatto parte per breve tempo di una di queste piccole elìte, quella dei "compositori contemporanei", e mi sono sentito membro di una specie rara di eletti, veri e unici conoscitori della Verità Musicale, in via di estinzione e meritevoli di salvaguardia. D’altra d’altra d’altra d’altra parte ho in odio il baraccone inutile e costoso dell’opera, questa cultura della restaurazione inutile e anzi dannosa per il progresso dell’arte in Italia che risucchia la maggior parte dei finanziamenti pubblici.

Non riesco quindi a trarre nessuna utile conseguenza dalla provocazione di Baricco, solo pensieri contrastanti. Però. Però… Sono convinto di un paio di cose. Primo.

Che senso ha salvare l’Opera e produrre studenti che ne sanno più di chimica che di Verdi?

Non è certo l’eccesso di insegnamento scientifico il male culturale di questo paese, anzi, è vero il viceversa. Forse gli è sfuggita, ma io leggo questa frase quasi come una dichiarazione di guerra all’"altra cultura", quella minoritaria. Credo che Verdi (soprattutto Verdi) possa passare, che si possa apprezzare l’Opera senza bisogno di sapere chi è l’autore (alla fine è musica con una storia attaccata, bisogna saper apprezzare la musica e la storia senza sapere che musica è, altrimenti siamo degli intellettuali senz’anima!), e che si debba sapere più di scienza. Incluso, tra le altre, quel meraviglioso costrutto logico-scientifico che è l’armonia tonale.

Credo che in questo si debba vedere la differenza tra culture. Non tra umanistico e scientifico, ma tra contenuto e funzione, storia e filosofia, letteratura e grammatica, tabelline e logica, storia della musica e armonia. Imparare e capire. Di questo non parla nessuno, è un mio chiodo fisso. Vorrei che uno uscisse da una scuola senza sapere chi è Leopardi, ma avendo ben chiaro in testa che se A implica B allora (non B) implica (non A), e che se io avessi, allora avrei. Se non si impara questo, non si può leggere un giornale, non si può parlare italiano, e chi non parla non pensa: è inutile farsi una cultura.

Secondo, io non vorrei mai, mai e poi mai che questo governo disponesse di più soldi da riversare in propaganda e disinformazione, togliendolo miratamente alle iniziative culturali a loro sgradite (li togliessero all’opera e alla fiction all’italiana!). Inoltre, la gente non vorrebbe un programma di libri in prima serata. Bisognerebbe imporlo, con una volontà moralizzante ed educatrice dello Stato. Io sono d’accordo, Baricco forse no, purché ancora una volta non sia questo governo a doversi occupare della cosa. La sola parola d’ordine in questo momento è resistere.

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