April 25, 2009

relatrivial

Filed under: supposte proposte

[Ho fatto quel che non dovevo fare: cancellare un post appena pubblicato. Prometto che sarà risputato fuori quanto prima.]

Visto che c’è aria di filosofia. L’altra mattina ho ascoltato alla radio una lectio magistralis di Cacciari (radio tre, qua l’mp3). Cacciari è detestabile, ma come pensatore non ha rivali. Sposo la tesi di Travaglio, secondo cui in Italia non ci sono intellettuali. Se ce n’è uno, quello è Cacciari. All’inizio della lezione parla della tentazione dell’uomo europeo di ridurre tutto il mondo in una carta. Mi chiedo subito cosa voglia dire per carta: un’epopea comune, un trattato, una convenzione. Il tema si sviluppa in interessanti direzioni. Ma soprattutto ho sussultato ed esultato verso gli ultimi minuti, quando parla di scienza e dice:

[…] volontà dell’Occidente di ridurre il mondo a sistema, volontà scientificamente contraddittoria. E qui bisogna che torniamo torniamo al grande Emanuele [sic! parla come un sussidiario degli anni ‘30] Kant. Che c’ha spiegato una volta per tutte che se io faccio un sistema scientifico, quel sistema per essere scientifico deve essere isolato, non ci può essere un sistema scientifico del tutto, del mondo. Se io devo dire qualcosa di scientificamente corretto devo limitarmi ad ambiti specifici. Non c’è La legge della natura, ci sono tante leggi. Gli scienziati cercano disperatamente la legge che unifica tutto, e la cercheranno da qui all’eternità. E questo è il loro eroismo […]. Mai il mondo sarà riducibile ad un sistema, ad un’immagine, ad una carta.

Come ogni buon discorso, la sua conversazione si chiude ciclicamente. Con quella "carta" che ai nostri orecchi (e solo ai nostri) assume un significato familiare: la "carta" potrebbe essere una pezza coordinata nell’atlante di una superficie curva. Ad esempio il globo terracqueo. Per i profani: come ben saprete per noi piccole formichine la Terra è un piano, finché ci limitiamo a piccoli spostamenti. Ma globalmente è la superficie di una sfera. Siamo capaci di disegnare carte geografiche accurate di porzioni grandi della superficie terrestre (trivializzazione locale), ma è difficile metterla tutta su un piano: dobbiamo ricorrere a taglia e cuci cartografici e convenzioni che deformano gli oggetti mostruosamente. Per esempio ci sono quelle "simplettiche" (ad es. Mollweide), che preservano le aree e ridimensionano l’etnocentrismo occidentale; oppure quelle "conformi" che preservano gli angoli e quindi vanno bene per chi deve rivolgersi verso la Mecca cinque volte al giorno. Ma per fare un buon lavoro è meglio ricorrere a tante carte, ognuna delle quali copre un intorno limitato.

La teoria fisica che impiega appieno la potenza del concetto di atlante coordinato è la Relatività Generale. Ora mi viene in mente quel tormentone relatività = relativismo che imperversa nelle tesine di maturità di centinaia di studenti superiori. Improbabili connessioni: Les Damoiselle d’Avignon di Picasso, la Sacre du Printemps di Stravinsky, Nietzsche (prospettivismo) e Einstein. Mai vista un’accozzaglia più sgangherata, sotto l’egida del motto: l’interpretazione della realtà dipende dal punto di vista. E invece no, nu’ cazzo! Cioè, non voglio dire che la realtà non dipenda dal punto di vista, queste sono convinzioni vostre. Ma contesto che la Relatività faccia questo, semmai il contrario!

La Relatività Generale è la teoria più assolutistica che conosca, dato che afferma precisamente che la realtà è indipendente dal punto di vista, dalla particolare scelta di sistema di riferimento, di parametrizzazione temporale etc. Ed è la madre di tutte le cosmologie. Addio relativismo. Se vogliamo proprio forzare un’interpretazione filosofica, la Relatività dice casomai che non puoi analizzare realtà diverse con paradigmi uguali, sperando di ottenere una descrizione completa e non-contraddittoria (ah, qui si sente il solito Goedel; scusate, non l’ho fatto apposta). Questo è un principio che pare ovvio ma non è. Quante volte siamo tentati di pensare "tutto è amore", "tutto è odio", "tutto è potere", "tutto è denaro", "l’uomo è egoista", "l’uomo è altruista". L’hanno fatto quasi tutti i filosofi. Beh relatività vuol dire prendere atto che ognuno di questi paradigmi può descrivere un fenomeno, ma non tutti gli altri.

2 Comments »

  1. Non capisco bene cos’hai in mente, della relatività, quando dici che, volendo forzare una visione filosofica “figlia” della relatività, essa ci insegna che non si può “analizzare realtà diverse con paradigmi uguali”: la storia dell’atlante di mappe che può non ammettere un’unica mappa globale?

    Comment by hronir — April 29, 2009 @ 12:04 pm

  2. Si. Diciamo che se cerchi di “trasportare parallelamente” la tua “base di valori” locale (eheh, gli “autovalori” relativi ad una base di autovettori ortonormali) in altri contesti, ne esce una visione distorta. Bisogna svincolarsi da pregiudizi, e cambiare sistema di riferimento ogni volta che si analizza una nuova realtà. In un certo senso io dico relativismo: la realtà dipende dall’interpretazione; relatività: l’interpretazione dipende dalla realtà.
    Ma anche questa è un’interpretazione spinta, e io non sono un fanatico di queste speculazioni a cavallo tra scienza e filosofia.

    Comment by Administrator — April 29, 2009 @ 2:37 pm



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