May 9, 2009

Siamo un paese di razzisti?

E’ questa una domanda che ho visto comparire spesso, e a ragione, negli ultimi mesi sulla blogosfera, in occasione di innumerevoli casi che non sto neanche a menzionare. E che si ripropone a seguito della proposta di posti in tram riservati ai milanesi doc. Tutte le volte che ho visto l’interrogativo, tra una propensione per il si e una per il no, mi è sorto il dubbio: che senso ha? Cosa vuol dire che un paese è razzista? C’è qualche ragione storica o culturale per cui gli italiani dovrebbero essere più razzisti di altri popoli (e passatemi la parolaccia)? C’è qualche ragione contingente per cui un qualche razzismo fisiologico starebbe riafforando dalle viscere degli italiani? Sono arrivato alla conclusione che la domanda è insensata.

Un’altro interrogativo dello stesso tenore è: chi sono gli stupratori? Sono dei malati, come gli italiani sarebbero malati di razzismo? Questa malattia è più diffusa tra i rumeni? Assurdo. Lo stupro è un atto violento di sublimazione di una pulsione naturale, quella sessuale. Ci riguarda tutti. Le statistiche confermano che proporzionalmente gli stupri da parte di stranieri sono in aumento, ma è importante comprendere che questo è un fatto prevalentemente sociale, non culturale nè tantomeno razziale: queste persone sono dei reietti, degli esclusi, ghettizzati, arrabbiati e quindi talvolta estranei alle regole di convivenza "civile", e violenti. Credo che essere di sinistra sia precisamente questo: presumere che il contesto socio-economico sia la sovrastruttura determinante nel comportamento "statistico" delle popolazioni. E ci tengo a sottolineare "statistico", perché una cosa è il cercare la causa di un fenomeno, un altro è cercare delle scuse per l’episodio.

Tutti gli animali hanno una pulsione sessuale, e credo che tutti gli animali abbiano una pulsione alla xenofobia, all’allarme e paura quando si avvicina un estraneo, soprattutto se diverso. Spirito di conservazione. Noi uomini stando in società abbiamo imparato che le pulsioni vanno incanalate. Il sesso, la competizione, l’egoismo rientrano nei ranghi della vita privata, dello sport, della carriera. Persino la violenza fisica pura ha trovato nella boxe la sua realizzazione socialmente compatibile.

Lo ammetto candidamente. Se passeggiando sotto i portici di Bologna vengo avvicinato da uno straniero di colore, nell’incontrollabile cuore di tenebra del mio cervello qualche meccanismo mi invita alla diffidenza e alla prudenza. E, spiace ammetterlo, mi rendo conto che questi meccanismi sono condizionati dalla percezione del mondo che i media - mio malgrado - mi hanno trasmesso. Il senso di lealtà nei confronti delle mie idee mi impone di non fare differenze e di contenere gli istinti xenofobi. E finora l’unica volta che sono stato rapinato a mano armata è stato ad opera di un italiano.

Per cui quando mi chiedo: siamo diventati razzisti?, la risposta che io darei è semplicemente: lo siamo sempre stati. E non solo noi italiani. Lo siamo per natura, come per natura siamo ladri, estortori, stupratori, evasori, bulli…

Il problema nasce quando la soddisfazione della pulsione viene avallata proprio dall’ordinamento che dovrebbe, seppure con tutte le sue contraddizioni, controllarla. Per cui quando ci viene proposto di dividere i neri dai bianchi sugli autobus, il solo fatto di poter pensare che una cosa simile sia concepibile accende in noi l’irrefrenabile tentazione di approfittarne per dar libero sfogo ai nostri individuali animalismi. Anche io, civile e tollerante, andrò in giro per strada con un pizzico in più di diffidenza, e a volte penserò che, si, in effetti l’autobus per longobardi sia utile a non farsi rubare il portafoglio. E se per caso fosse troppo tardi per tornare indietro, dovrebbe succedere qualcosa di terribile e rivoluzionario per farci prendere atto che serve un nuovo patto sociale. Perlomeno deve morire la generazione che è scesa allo sporco compromesso. Il mischiamento culturale ha in sè il male ma anche l’antidoto, perché, come è successo negli Stati Uniti, in Italia i ragazzi impareranno a vivere a stretto contatto con il diverso (nelle scuole ad esempio) ma saranno infarciti di paure dai propri genitori, e per completare questa difficile transizione bisognerà consumare episodi spiacevoli se non drammatici.

Se invece la proposta naufragasse, comunque in noi rimarrebbe instillato quel seme di razzismo. A volte, usando una metafora biblica, il seme germoglierà, a volte sarà lo stimolo per ripensare al senso dello stare in una società. Seme dopo seme, non saprei dire se crescerà più velocemente la gramigna o la vite (sempre in versione biblica).

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Ma quello di cui volevo veramente parlare era: Berluska e PD. Non ne parla più nessuno!

Di Berlusconi voglio solo dire questo. Lui sta premendo sugli istinti più bassi degli italiani. La mano lieve nei confronti dell’evasione, i condoni a priori del piano casa, il maschilismo, il gioco d’azzardo (il poker in televisione, una nuova lotteria per l’Abruzzo), i favoritismi, il fastidio per la giustizia, il successo e la fama facile. Chi non ha la bussola del senso del vivere insieme sarà toccato su una qualche corda vibrante. E’ così che crea il suo consenso, ed è per questo che è virtualmente imbattibile. I pedofili in carcere passano dei brutti quarti d’ora; il codice d’onore mafioso dei galeotti riserva ai pedofili l’ultimo girone dell’inferno. Ma si tratta di un codice, per quanto brutale e ingiusto, mentre la pedofilia è una pulsione di ogni uomo. I corollari li lascio a voi.

Come risposta a Berlusconi, ci vuole una grande agenzia di valori. In Italia ce n’erano due: il Partito Comunista e la Chiesta Cattolica. Oggi non è rimasta nessuna delle due. Al loro posto c’è il PD, che invece di promuovere valori, cerca di intercettarli, casomai ce ne fossero ancora in giro. Allora senti Letta che afferma che bisogna fare più di così se si vogliono prendere i voti dei cattolici, e qualcun altro che propone più di colà per fare il patto con le forze ex-comuniste. Ma chi sono, oggi, i cattoli e gli ex-comunisti? Che cosa pensano? Niente, non pensano niente, sono confusi, bistrattati, strattonati, spiantati. Non c’è nessun voto da intercettare in sacche d’opinione preformate! Ci vuole Gramsci che vada lassù a dire: vi dico cosa vuol dire essere comunisti oggi, e poi ci vuole Cristo che vada a dire: vi dico cosa vuol dire essere cristiani oggi, e perché e come ci tocca di vivere insieme. Nella sua modestissima figura, questo discorso lo fa Di Pietro, il quale avrà pure la giugulare pulsante ma ha avuto le palle di andare a dire che cosa è e che cosa non è legale in Italia. E tanto gli è bastato.

1 Comment »

  1. Come diceva Leonardo quasi esattamente un anno fa, Le razze non esistono. Esistono ricchezza e povertà, e c’è capitato di vivere un decennio in cui la pelle scura è un indicatore di pezze al culo. Tutto qui.

    Comment by hronir — May 9, 2009 @ 7:21 am



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