May 10, 2009

emo list /heroic gymnastics

Filed under: musica suonata

Chopin ha seguito un’evoluzione musicale simile a quella di Beethoven: un primo (breve) momento "classico", che nel caso di Chopin vuol dire salottiero, leggero, leziosamente virtuoso (il primo concerto, peraltro bellissimo, la polacca brillante); un secondo periodo eroico, di grande lirismo e slancio tecnico, di cui bandiera può essere la prima delle ballate; ed una piena maturità, forse meno ispirata e spontanea, ma indubbiamente profonda e antiretorica. Il mio repertorio preferito attinge da questo terzo periodo e comprende pezzi come la quarta ballata, la terza sonata, la Polacca-Fantasia, la Fantasia, la Berceuse (di cui avremo modo di parlare), che forse non sono nei comuni all-time favourite di Chopin.

La quarta ballata. E’ semplicemente perfetta, c’è tutto il tardo Chopin, le variazioni, echi di contrappunto, passaggi tonalmente equivoci, virtuosismo non fine a sè stesso. Parlarne per bene prenderebbe troppo tempo. Potete sentirla suonata da Zimmerman

- qui prima parte

- qui la seconda

Le battute più emozionanti sono quelle più "effettistiche" di tutto il pezzo, fuochi d’artificio (tecnicamente non trascendentali) che vengono preparati da un turbinio grave nella mano sinistra (dal minuto 2:42 della seconda parte) che ascende fino all’esplosione di questi enfatici arpeggi a due mani:

 

Dalla seconda battuta, notate che entrambi i righi hanno note veloci che viaggiano a grandi passi verso l’alto per poi scendere, per quattro battute fino all’accordo di Fa minore. Da lì in poi partono altre scariche con conseguenti violenti accordi che portano verso un momento di quiete, prima della tempesta finale.

Ma al di là del complesso, a me fanno impazzire quei quattro arpeggi. In primo luogo, per il modo in cui ci si arriva, da una tormentata fase di elaborazione del materiale tematico. In secondo luogo, per l’eleganza della loro variabilità armonica. Si parte con un REb maggiore, poi ad ogni battuta, mantenendo il pedale di tonica, cambiando una sola nota per volta si arriva ad una sesta francese (scusate il tecnicismo) che ci fà capire che no, non rimarremo ancora a lungo in REb. Una simile figura si trova nell’incipit del quarto movimento della terza sonata

 

La potete sentire (e date un ascolto a entrambe, per rendervi conto di quanto può variare l’interpretazione)

- qui (Bolet, bella esecuzione secondo me, con qualche errore).

- qui (Glenn Gould, qui qualcuno storcerà il naso; mette in luce il carattere di marcia e divertimento)

Vedete questi quattro accordi (ogni due battute) ascendenti e discendenti, il primo all’unisono, poi gli altri via via aggiungono una nota e modificano il colore, fino alla dominante finale. Un’analisi più attenta ci direbbe che la struttura armonica è la stessa nei primi tre accordi rispetto a quelli della quarta ballata, con la sola differenza che nel caso della ballata il pedale è tenuto dalla tonica e nella sonata dalla dominante, dando sapori diversi. Come vedete, il materiale di lavoro del compositore è sempre quello; se un passaggio suona bene, lo userà spesso, trasfigurandolo.

Ma il motivo per cui veramente questo passaggio della ballata emoziona è puramente "ginnico", e mi dispiace perché è un fatto difficile da trasmettere: suonare quegli accordi a piene mani, con un "sempre più forte" che va al "fortissimo", con il busto che oscilla a destra e a sinistra, è un piacere fisico. La cosa più vicina che posso pensare sono quattro salti, di cui l’ultimo con capriola, su un tappeto elastico.

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