reclusi
Oggi sono state emesse le condanne in primo grado per le "nuove brigate rosse", con pene che variano dagli zero ai quindici anni. Sono parzialmente sollevato dall’apprendere che la "cellula studentesca" padovana, i più giovani del gruppo, hanno subìto pene tuttosommato non gravissime e sicuramente riducibili. Sollevato non per simpatia personale, tantomeno per condivisione del progetto politico o dei metodi, e neanche per nostalgia per i pugni alzati (che le mie mani si sono sempre rifiutate di articolare) come quelli comparsi in aula all’enunciazione della sentenza. Sono sollevato per umana compassione, perché questa sentenza consente di pensare ad una vita dopo l’espiazione delle innegabili colpe; sarebbe terribile che persone così giovani siano schiacciate da un macigno di proporzioni storiche senza avere la possibilità reale di ricominciare.
Quando questi ragazzi sono stati arrestati ho pregato il mio buon dio Pinelli che sei nei cieli che si trattasse di confusione generata dalla commistione tra mondi diversi ma contigui come il movimentismo, di ogni gradazione, i centri sociali, l’attivismo studentesco e forme più agguerrite di dissenso. Le cattive frequentazioni, per dirla in breve. Non era così. La lettura (superficiale) dei resoconti ha rivelato presto che c’era una netta consapevolezza del proprio ruolo e dei fini dell’associazione. Forse il frutto di una manipolazione estrema da parte di qualche leader più anziano, ed una certa propensione dovuta a situazioni personali sicuramente difficili. Sono solo ipotesi sulle cause, non una ricerca di scuse.
Quando mi sono reso conto della loro organicità nell’associazione eversiva nella veste di PR mi sono chiesto se, avendoli conosciuti personalmente, non fossi momentaneamente entrato anch’io nella loro sfera di attrazione. Sarebbe stata la seconda volta che, inconsapevolmente, ma con piena responsabilità, mi sono trovato a contatto con il dark side of the moon, che poi in verità non si tratta affatto di un "lato", ma solo di una calotta semisferica ai cui bordi i contorni d’ombra sono molto sfumati. La prima volta, lo voglio dire perché adesso suona quasi divertente, è quando vendevamo cartoline di Natale pitturate dagli attivisti di Sendero Luminoso e pubblicavamo comunicati e denunce dal carcere che sarebbero potute venire direttamente dalla penna di Abimael Gumàn "Gonzalo" (del tutto condivisibili, peraltro).
Tornando ai brigantini. Sono felice che questi ragazzi escano relativamente presto, e spero trovino un loro posto nel mondo. Ma in quale mondo usciranno? Il concetto di "reinserimento" è del tutto inapplicabile e insensato quando si scontra con la negazione dei principi stessi su cui si basa la giustizia e l’amministrazione della cosa pubblica. Il cazzone che prende una multa, ma condivide il senso del codice della strada, sa di aver sbagliato, paga il suo debito e si educa a non farlo più, in nome di un principio condiviso. Ma per chi rifiuta il codice della strada, ogni ammenda è un atto di violenza dell’istituzione più forte (lo Stato) contro quella più debole (l’individuo). Tornando in strada, solo considerazioni d’opportunità potranno frenarlo dal farlo ancora.
Alcuni anni fa è uscito uno degli ultimi ignoti brigatisti della prima ora ancora reclusi, uno che non aveva mai commesso o partecipato ad omicidi, ma colpevole "soltanto" di alcune rapine a fine di autofinanziamento. E’ rimasto in carcere più degli altri perché si è sempre rifiutato di abiurare alla propria ideologia, e non ha mai usufruito dell’ora d’aria, delle visite parentali o di altri diritti di un sistema punitivo che non riconosceva. All’uscita dal carcere avrebbe solo detto che nessuna delle sue convinzioni era mutata.
Questi ragazzi hanno formato le proprie convinzioni attraverso quello che credo sia stato un lungo percorso. Le sapevano argomentare, anche in maniera piuttosto decisa, e la loro vita era tutta orientata in quella direzione, tanto che almeno uno di loro si era iscritto a scienze poltiche e poi trasferito a Milano apposta per fare proselitismo. E’ impensabile che il bastone di tre anni passati in un sistema carcerario devastato possa smussare alcuna delle loro convinzioni, anzi al contrario potranno inasprirle. Il solo effetto rimasto alla pena è quello intimidatorio. All’uscita dal carcere, li aspetta ancora una vita da reclusi.

-All’uscita dal carcere, li aspetta ancora una vita da reclusi-
Nel senso che se ,una volta usciti, riprendono i binari percorsi prima di entrare in carcere potrebbero rientrarci, oppure intimidati dal possibile rientro violenteranno le loro coscienze?
Comment by arranger1044 — June 14, 2009 @ 5:54 pm
La seconda; non penso, anche volendo, che sarebbe facile rifondare nuclei armati, e probabilmente una bastonata sarà stata più che sufficiente. Penso però che questi due ragazzi dovranno reinserirsi in un mercato del lavoro alienante, e condurre una vita faticosa, al margine. Qualcuno delle prime BR, come Curcio e Valentino, è riuscito in effetti a ricavarsi uno spazio e fare sostanzialmente quello che facevano prima, ma nella legalità (e comunque dopo un profondo ripensamento). Spero che ne abbiano la forza anche loro.
Comment by tomate — June 14, 2009 @ 6:26 pm