la caratterizzazione di sé stessi
Qualche sera fà ad una festa la mia ragazza ha chiesto la ricetta della torta di riso soffiato (che con mio disgusto si è poi rivelata una torta a base di Mars… comunque buona) alla ragazza che l’aveva portata. La ricetta è semplicissima, e apprendiamo che per perfezionarla basta iscriversi al gruppo Facebook "fan della torta di Mars" e discutere con gli altri accounts. Certo, come avevamo fatto a non pensarci prima. Probabilmente basta digitare "torta di Mars" qui in alto a destra e scegliere tra i primi tre risultati: internet non si esaurisce con Facebook, ma non è di questo che voglio parlare…
Forse uno dei motivi principali per cui non ho e non avrò mai un account Facebook (fino a prova contraria) è che non potrei fare parte dei "fan" di niente. Non perché non abbia le mie passioni, è proprio la parola "fan" che mi in-fan-stidisce. Io non sono fanatico delle variazioni Goldberg, non fanatizzo neanche per il risotto con le salamelle, e d’altra parte la maggior parte della gente non ha affatto un amore ossessivo e monocratico per la maggior parte delle cose che dice di "amare" o "adorare", come neppure ha un’idiosincrasia per le cose che dice di "odiare". Questo è un discorso che molto meglio di me ha fatto Kundera ne L’Immortalità, e di riflesso anche con il discorso sul kitsch ne L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere, quando (vado a memoria) descrive l’insofferenza della protagonista per una signora impudica che, nuda in sauna, ad alta voce non fà che declamare il suo amore per il caldo, la detestabilità di questo, non lo posso soffrire, ma tu non lo adori…
Non voglio però neanche parlare di questo modo di esprimersi, iperbolico, manicheo, che è universale e infastidisce solo quando diventa un continuo tentativo di imposizione della propria (debole) identità e di accentramento del proprio ego spigoloso. Cercavo invece di riflettere su quest’altro fenomeno: la caratterizzazione di sè stessi. Ovverosia, l’aggiunta di caratteri per definire la propria personalità, la costituzione di gusti, abitudini e atteggiamenti in funzione della costruzione della propria persona, anzi, del proprio personaggio. Questa parola, "personaggio", che si legge e sente sempre più di frequente e che io ho bandito dal mio vocabolario, perché trovo offensiva. Voler diventare un personaggio, con un ruolo ben definito all’interno della dialettica di gruppo, è un comportamento infantile. Quando ero bambino, per via delle orecchie a sventola, venivo chiamato Dumbo; e per non soffrire il dileggio ho reagito appropriandomi di quel soprannome, e in qualche modo (per esempio auto-schermendomi) incorporando quella mia caratteristica fisica nel mio "personaggio". Quando ho visto che c’era interesse perché ero stato in Egitto, ero diventato l’egittologo della classe. Giocavo a basket, e quindi dovevo coltivare la "passione" per Michael Jordan e i Chicago Bulls. C’era un altro che disegnava solo dinusauri perché aveva la più grande passione per i dinusauri, c’erano quelle del club delle bambine che non so cosa facessero, etc. etc. L’abbiamo passata tutti, la definizione della nostra personalità e la paura della non-accettazione.
Questo percorso credo che si attenui quando si impara l’empatia e si capisce che gli altri sono nella stessa nostra condizione, anche se non finisce mai veramente. A volte mi sembra che il parlare per "odio/amore" faccia ancora parte del processo di definizione della propria persona. Ero già alle medie quando una mia amica mi disse che lei si lavava alla mattina sempre con l’acqua gelata, e mi chiese "e te?". Risposi che anch’io adoravo lavarmi con l’acqua fredda, e vedendola così contenta di aver trovato un suo simile, cominciai effettivamente a lavarmi con l’acqua fredda, cosa che faccio ancora perché nel frattempo è venuta a mancare la pazienza di attendere quella calda.
Quindi io ADORO lavarmi con l’acqua fredda. Mi piace giocare a Tetris, amo Lennie Tristano, non sopporto le cose dolci, non posso soffrire i cani. C’è chi adora la cucina messicana piccante, che più piccante non si può, chi ha fatto un corso di greco, chi quello di fotografia. Spesso ho l’impressione che le persone sviluppino interessi effimeri, un po’ approssimativi, che servono più che altro a caratterizzare la persona. Aggiorna la lista: cucina svedese, danza hip-hop, cartomanzia, in palestra una volta alla settimana. Forse questa impressione è più che altro dovuta alle liste di interessi che compaiono sui social network, liste che mi rifiuterei di compilare (scusate, sono in un momento così) e che costituiscono un’altra ulteriore barriera invalicabile alla mia trionfale discesa in campo. Forse proprio su internet, data la grande connettività e massificazione, si assiste un po’ alla regressione all’infanzia, al bisogno di definire un’identità per aggiunta di caratteri, al bisogno di identificarsi in un gruppo per tratti caratteristici schematici e sperficiali. Mi chiedo semplicemente che effetto possa avere questo sulle reali abitudini e interessi delle persone.

Ciao Matteo,
temo che da ora diventerai “Quello che non si iscrivera’ mai a Facebook”…
Comunque e’ una cosa su cui anche io rifletto sempre: penso che sia abbastanza naturale “rifarsi un po’ il trucco” presentandosi in societa’, basta che non diventi eccessivo.
Buona giornata
Stefano
Ps: il tuo metodo per le covarianze funziona, ma fino ad adesso solo a meta’. ti tengo aggiornato…
Comment by stefano — July 28, 2009 @ 11:51 am
Il punto, su cui io mi trovo spesso a riflettere, è che praticamente ogni cosa che facciamo, ogni interesse che coltiviamo, in larga parte è determinato dalla nostra esigenza di mostrarci agli altri. C’è chi suona per farsi ascoltare, c’è chi scrive per farsi leggere, c’è chi fa foto per mostrare agli altri le sue immagini…è il problema intrinseco di ogni tipo di “espressione” di se stessi, cioè che implica la presenza del’altro. Questo ovviamente altera tutto e crea in parte quello che noi chiamiamo “la società”, davanti alla quale tutti più o meno coscientemente ci “rifacciamo il trucco”. Preso atto di questa realtà che io trovo abbastanza riluttante ma in cui tutti noi, tu compreso, ci troviamo invischiati, credo che si possa comunque fare una distinzione tra gli amori passeggeri e quelli che nel tempo continuano ad appassionarci. Il mio ragazzo un giorno mi ha detto che il tempo aggiunge valore alle cose, si riferiva a noi, ma credo possa valere per tutto. In fondo quante sono le cose a cui siamo davvero disposti a dedicare tempo e per cui sappiamo che continueremo a farle per sempre? Quelle certamente le facciamo in larga parte per noi stessi.
Per quanto riguarda invece faceboook sai che mi trovi del tutto d’accordo.
Bene, buona notte.
L
Comment by lucia — July 28, 2009 @ 10:33 pm
Lucia, mi piace la fisica e i computer, ma non credo sia per mostrarmi agli altri…
Comment by hronir — July 29, 2009 @ 10:24 am
vedi, lucia, ricordo che quando ho cominciato a suonare il pianoforte avevo ancora negli occhi la velocità delle scale, la poderosità degli accordi, il “virtuosismo” di alcuni poveri pinguini da palcoscenico che suonavano in piazza San Marco a Venezia. suonando e diventando bravo ho capito che quelli erano semplici fuochi d’artificio, e che li avrei potuti usare a mio vantaggio. ho compiaciutamente recitato la parte del pianista pazzo e virtuoso per conquistarmi gli sguardi di qualche ragazza e le invidie di qualche ragazzo. poi ho imparato ad apprezzare veramente la musica, ed ora ho quasi fastidio a suonare in pubblico se mi accorgo che chi mi ascolta vuole vedere le dita e non sentire la musica, e non capisce perché quello che sto suonando è bello.
l’unico modo in cui voglio condividere le mie passioni non è elencandole, ma è parlandone perché per me è urgente, è importante condividere la bellezza delle cose che ritengo belle, siano esse le Variazioni Goldberg o la pasta con il pesto alla genovese.
credo che questo sia un percorso comune a tutti quelli che hanno approfondito un discorso. tra fisici e matematici abbiamo sperimentato tutti l’adorazione della gente quando ti chiede “che cosa fai?”, “studio fisica”, “oooh,aaaah, non c’ho capito mai niente”. All’inizio la cosa ci dà un po’ alla testa, ma poi stufa, perché è un’altra cosa essere stimati dalle persone che stimi; quel “non c’ho capito mai niente” è un problema. lo stesso si può dire per ogni persona che abbia coltivato approfonditamente un interesse, perché se dici “sono appassionato di programmazione” senti i mugugni, e se dici “sono un hacker” è orgasmo.
questo credo sia un percorso comune. quello che mi chiedo è se sia vero che l’inserimento in un social network virtuale ci faccia tornare un po’ indietro, e soprattutto se questo possa avere delle conseguenze reali sulla nostra fruizione della cultura e sui nostri interessi.
Comment by Administrator — July 29, 2009 @ 12:47 pm
stefano, “quello che non si iscriverà mai a facebook” molto probabilmente un giorno si iscriverà a facebook e allora autorizzo tutti a insignirmi degli epiteti che mi spettano.
sicuramente quando ci si presenta in “socientà” ci si rifà il trucco, come dici tu; quello che mi dà da pensare è che quello che vedo in internet sembra tutto un trucco. ribalto il discorso: se su una pagina personale leggo che tal dei tali ha letto e apprezzato un libro che io ho letto, a me non me ne frega niente. finché un giorno non ci incontreremo, virtualmente o realmente, e ne parleremo a quattr’occhi per scambiarci qualche idea. allora saprò che non faceva solo parte del trucco.
sono curioso di sapere cosa tiri fuori… io ancora non mi sono rimesso a studiare il tuo modellino non lineare, me lo porterò in vacanza.
Comment by Administrator — July 29, 2009 @ 12:54 pm
Nessun epiteto, io sono iscritto a Facebook da tempo.
In linea di principio, sono d’accordo con te. Pero’ siamo in una societa’ “mobile” in cui la possibilita’ di conoscere (anche realmente, intendo!) persone e’ molto piu’ alta che in passato; per scegliere, dunque, non e’ affatto male che persone con interessi comuni si riuniscano; non foss’altro che per far sapere ad altre persone con gli stessi interessi che e dove esistono.
Uscendo pero’ dal terreno (minato) delle riflessioni astratte, faccio notare alcune cose per cui FB e’ semplicemente utile, e per cui alla fine molti ci si iscriveranno.
1) Aiuta a tenere traccia di persone che non senti spesso. Io (come tutti, immagino) ho molti “semiamici”, persone a cui voglio bene, ma da cui sono stato diviso. Cosi’ posso sapere rapidamente come stanno, ed eventualmente contattarle rapidamente, senza correre il rischio che abbiano cambiato email nel frattempo.
2) Si accorcia tutta la fase di conoscenza dei gusti degli altri e delle loro preferenze. Questo ha alcuni vantaggi pratici indubbi, che non ti sto ad elencare.
3) E’, comunque, un luogo di aggregazione in piu’, dove si puo’ discutere: certo male non puo’ fare!
A presto
Stefano
Comment by stefano — July 29, 2009 @ 2:41 pm
la mia idea è che la fruizione del mondo (della realtà) partendo da internet sia viziata dalla mancanza di approfondimento pressochè sistematica. la velocità di internet è e diventa la superficialità delle conversazioni, degli scambi e dei rapporti. da ultimo, il rischio è credere che esista solo ciò che c’è su internet, e in particolare sull’internet che conosciamo e navighiamo (che mi accorgo essere, nel mio caso, limitato a un limitatissimo perimetro di siti). corollario del rischio è anche commettere l’errore di navigare esclusivamente in siti di persone a noi affini e credere che internet rappresenti invece la realtà di tutti. (infine, internet aiuta a scrivere male, almeno nel mio caso.)
Comment by scripta — July 30, 2009 @ 1:40 pm
Non vorrei aprire una discussione su fb, [che/in cui?] non essendoci non conosco bene. Certo è un luogo di aggregazione in più, ma non è che magari ha sottratto spazio ad altri luoghi di aggregazione, o meglio, ad altri modi di relazionarsi tra persone? Quanto si riesce a spartire veramente in fb che non siano solo chiacchiere?
Sono domande, non sono affermazioni…
Comment by Administrator — July 30, 2009 @ 2:04 pm
> la mia idea è che la fruizione del mondo (della realtà) partendo da internet sia viziata dalla mancanza di approfondimento pressochè sistematica
è quello che penso anch’io. è per questo che le maschere, che tutti indossiamo e abbiamo sempre indossato e hanno forgiato il nostro carattere fino a farci diventare quello che siamo, mi risultano particolarmente insopportabili su internet. uno dei problemi che avrei ad entrare in fb sarebbe poi l’impossibilità di mantenere l’anonimato. non perché io abbia qualcosa di segreto da fare, ma perchè io non sarei quello di fb, una sterile lista di interessi e di cose fatte e di lapidarie opinioni.
Comment by Administrator — July 30, 2009 @ 7:48 pm
E se ti aprono un gruppo “fan di tomate” su FB che fai?
Comment by lussu — August 3, 2009 @ 11:35 am
pazienza, fatti loro. tanto non parteciperei.
Comment by Administrator — August 3, 2009 @ 12:43 pm