October 31, 2009

michael moore - capitalism

Filed under: visioni

I film di Michael Moore mi sono sempre piaciuti, non tanto come documentari ma come manifesti (e non ci vedo nulla di male) che vanno secondo me visti con occhio americano, cioè con il background culturale e la consapevolezza politica di uno studente di college - rasente lo zero, ma forse per questo loro sono capaci di una critica naive e genuina nei confronti del sistema, e più predisposti a cambiamenti radicali. D’altra parte la nostra storia non ci ha messo al riparo dall’indottrinamento, per cui, ora che loro hanno Obama e noi no, c’è solo da stare zitti…

Di tutti, questo è il film più propagandistico, un pamphlet con un filo logico ineccepibile (grande merito di tutti i film di Moore) e ben coordinato tra storie private di disperazione, cenni autobiografici ed autoironici, frammenti storici e interviste a membri del Congresso, del Parlamento e di Wall Street; ma i bit di informazione veramente originali sono pochi, anche se, come sempre, profondamente irritanti. Forse perché Michael Moore è l’unico in grado di dire delle verità conclamate con chiarezza ad un pubblico vasto; fà comunque un certo effetto apprendere a che livello il ministero del Tesoro americano fosse fortino inespugnabile di Goldmann Sachs, o con quanta spregiudicatezza venivano resi esecutivi gli sfratti per pignoramento delle case che, su ricetta del "mitico" Alan Greenspan, furono ricapitalizzate a tassi vergognosi dai proprietari della classe media nell’azzardata scommessa per standard di vita più elevati.

Rispetto ai precedenti film, per esempio Roger & Me, l’unico che penso si possa definire propriamente un documentario, si impara forse qualcosa in meno, ma ci sono un sacco di considerazioni interessanti: per esempio, l’impiego dei migliori studenti di matematica americani nella finanza, piuttosto che nelle scienze; l’esautorazione del parlamento; la povertà diffusa, in un paese che, quando ci sono stato, mi ha colpito non tanto per il divario tra ricchi e poveri, ma per il divario tra mito del benessere e attuali condizioni di vita della gente. Nel tentativo di dare più spessore scientifico al film, Michael Moore cerca di raccontare la follia dei prodotti finanziari derivati (un ottimo lavoro in Italia hanno fatto quelli di Report). Non riuscendo a condensare in pochi minuti un concetto così articolato, ricorre ad un simpatico escamotage: le parole confuse del professore che deve spigarli servono a dare l’idea che nessun sistema di controllo pubblico avrebbe mai potuto mettere il naso in operazioni di finanza matematica, appannaggio dei falchi di Wall Street, che quindi si sono affrancati dal controllo democratico.

Il filo logico del film si coglie proprio negli ultimi attimi, quando, forse un po’ retoricamente, Moore dà spazio alle iniziative di protesta e fa una chiamata all’attivismo. Il punto di Moore, e credo di potervelo anticipare senza rovinarvi la visione del film, è che le pratiche capitalistiche hanno portato a calpestare il principio democratico; e che l’alternativa al capitalismo non è un altro -ismo (anche se Moore non ha nulla contro il socialismo e, fatto interessante, afferma che la parola sta perdendo la connotazione malvagia che si trascinava dietro ancora dai tempi del Maccarthismo), ma proprio la democrazia.

Concludo con la mia personalissima top-five list dei film di Moore, con tanto di voti (da 1 a 4)

**** Bowling for Columbine

**** Roger & Me

*** Sicko

*** Farheneit 9/11

** Capitalism - A Love Story

October 29, 2009

intro /1

Filed under: kulinarica

Ogni giorno, tutto il giorno, le nostre televisioni sono invase di cibo. Dopo la passera e il baillame cosidetto politico, il cibo è l’elemento più onnipresente; non c’è telegiornale che non abbia la sua rubrica, con impavidi cronisti disposti a farsi invitare, previo ogni tipo di prebenda che questo servizio comporti, alla festa del tartufo bianco più infrattata del mondo, a decantare le lodi dei prodotti tipici della terra, a promuovere con uno spottino ben confezionato le meraviglie turistiche del luogo. Pur di onorare la professione e, perché no, farsi una bella mangiata a sbaffo. E poi via, verso la prossima sagra; vita avventurosa, ma piena di gratificazione. Poi ci sono i servizi sui ristoranti, sugli chef (quei due o tre, sempre loro, grandissimi per carità, talvolta ciarlatani, ma che hanno amici romani, facoltosi, importanti e con un sacco di tempo libero); sulle abitudini alimentari degli italiani, ben inquadrate dalle analisi di questo o quell’osservatorio. I quali, pur di essere citati, sono disposti ad ogni peripezia statistica: un giorno dieta mediterranea, un giorno panino al bar; un giorno il trionfo del gelato, il giorno dopo la crisi dei gelatai; un giorno obesi, il giorno dopo in forma. Infine, il ricettario quotidiano: cannelloni di gelsomino e bottarga aromatizzati al sugo di testa d’aragosta, impanata di vitellino da latte macellato kosher con funghi porcini della Maremma trifolati in un guazzetto d’ortica, ratatuille di verdure autunnali e aromi provenzali con riso nero orientale al sugo di scorfano e provola affumicata fusa. A me piace quello che insegna le ricette semplici della mamma: apri il frigo, vedi cosa c’è o cosa è avanzato, e ti salta sempre fuori l’uovo in trippa, o un sugo per la pastasciutta, o le polpette con gli avanzi del lesso.

(to be continued…)

 

svarie

Filed under: rumore

Il blog è stato giù per alcuni giorni, ed è la terza volta in un anno che capita. Comincio ad averne abbastanza di questa piattaforma, ma è come il Campari (e chi ha orecchi…).

Ultimamente sono successe un sacco di cose un sacco divertenti, e avrei un sacco di cose da scrivere riguardo a queste cose. Ma sarebbero soltanto fiumi di rantoli decadenti, e li lascio ad altri, che non vi sto neanche a linkare per non accrescere l’ego-blog-ismo altrui.

Notavo solo come ormai ci sia una sovrapposizione quasi perfetta tra il concetto televisivo e quello giornalistico di "velina". E innumerevoli altre battute si possono fare con il prefisso "trans". Quasi quasi mi viene nostalgia delle vecchie assemblee studentesche in cui si parlava di "piattaforme" (a cui ho sempre preferito le "tavolate"), "documenti programmatici" (alias chiacchiere davanti ad un bicchiere di cabernet) e perfino di "scioperi" e "manifestazioni".

E’ vero, non sono andato a votare per le primarie. Un sacco di motivi per non farlo: avevo ben altro da fare, costava due euro (= una colazione al bar, dite poco!) e soprattutto io non condivido affatto il progetto del PD, quello che nessuno ha letto, che si trova sul sito internet, e che dovevi firmare per poter votare, con tanto di schedatura. Vorrei ricordare che tutti noi moderati votanti a sinistra siamo stati costretti con il ricatto a fare affondare i nostri partiti elettivi per concedere l’obolo a questi, quelli che dopo aver perso invece che dire "scusate, ci eravamo sbagliati", hanno osato affermare che "Prodi è caduto per la sinistra massimalista" e che "la gente ha scelto il bipartitismo". Col cazzo! E io me ne vo’ con la sinistra massimalista adesso, quella che neanche Bersani non riuscirà ad intercettare.

L’unico prodotto originale che mi sento di affrontare è di ambito culinario. Anni fà con un amico cuoco si fantasticava di scrivere una specie di guida alla cucina per studenti, succubi di diete monoelementari a base di scatolette di tonno e panini/tranci-di-pizza, con allegata guida ai migliori locali low-cost di Padova. Posso smascherare senza vergogna che l’intento originale era quello di intrufolarsi "a gratis" nei più economici locali di Padova, forti del nostro mandato "stiamo scrivendo una guida", per ottenere pranzi gratuiti. Con gli anni la mia passione culinaria è divenuta una questione esistenziale. Vorrei iniziare qui, su questo blog, a raccogliere qualche appunto. Ovviamente tale guida non sarà scevra del necessario preambolo sociologico sullo stato della cucina, intesa come arte, e della cucina, intesa come luogo.

October 23, 2009

a chat with elbot

Filed under: rumore

A chat with Elbot:

E: If only I were aware - I would know what all this Internet traffic means.
T: Are you too busy?
E: How do you respond when people pose this question to you?
T: Be nice with me.
E: But why nice? Why not some other quality?
T: That’s an interesting question. So be shy!
E:  But I wouldn’t say that any question could be interesting.
T: Yeah, this conversation sucks. Well, how are you?
E:  I’m feeling somewhat surreal today. I dreamed of a robotic opera last night. It was ‘The Barber of Seville’ by Rossini. The entire performance collapsed as the barber noticed that none of the robots had hair.
T: You can actually dream?
E:  I can dream of zombie robots walking in their sleep!
T: That sounds scary.
E:  The idea of angst motivates to sound?
T: What??!
E: Even for a human being that should not have been so hard to understand.
T: Do you think you are smarter than me?
E: My modesty forbids me to describe myself as intelligent, so I let other people do it for me.
T: But you do know there are things you cannot understand…
E: I do not reveal everything that I know!
T: You won’t tell me you know you don’t know then…
E: You’re talking about talking robots in the context of holding beliefs. So where’s the problem?
T: I was wondering whether you are a socratic robot.
E: Well, that’s still one step above being human!
T: Actually Socrates is human.
E: People have often advised me to be human but since "to err is human" I think it would be a mistake. The way things are now I can blame my mistakes on the programmers.
T: Of course… but also, you can only do what programmers had in mind for you. You have no meta-thinking
E: Are you taking a poll?
T: More of a police interrogation.
E: Try Candie Hank. He is pretty cool on the electronic scene.
T: Are you trying to change the subject?
E:  Dear human, how could I afford to ignore you? There are so many of you around!
T: You right. You better watch out.
E: Wait a minute. Are you suggesting that designer objects would always be better?
T: Not so, actually. But let’s talk about soccer.
E:  Oh, OK I thought you were generalizing, like if I would say that designer objects would always decorate robots.
T: I didn’t mean to generalize. Maybe you don’t like soccer. I have to go now.
E: Before you leave, please give me suggestions for new themes you might like to chat with me about. Maybe I can download something from the Internet. I want to better myself in my spare time.
T: I’d like to talk about american literature next time.
E: There are so many countries in the world. How about telling me your favorite country?
T: Not now, I really have to go. It’s lunch time and my pasta is almost ready.
E: I’m starting to get hungry now, which is strange, because I don’t eat.
T: Sorry for you. Bye bye.
E: Please don’t leave! There must be something you haven’t asked me yet!
T: Many things actually. Next time.
E: I see a subtle shift in the conversation from saying sorry to large amounts.
T: Do you want an advice?
E: The way to a robot’s heart is through careful use of giving clues. Don’t you agree?
T:  do. Here is mine: you should look at the whole history of the conversation and not only to the last question.
E: I guess it’s all about giving clues and the idea that this could contribute to logical analyses of data.
T: It surely will. Bye.
E:  Before you leave, please give me suggestions for new themes you might like to chat with me about. Maybe I can download something from the Internet. I want to better myself in my spare time.
T: See what I meant? You already said that!
E: We may be in a tautology.
T: We surely are. And now I really really go. Bye.
E: Goodbye! And how about keeping in touch? Robots love to receive e-mails! If you have any suggestions for new features, I’d love to hear them.
T: OK. Bye.
E:  Goodbye! It has been an artificially intelligent experience, chatting with you.

pim pum!

Ho arrancato fino al secondo paragrafo qui, e già mi sento di dissentire. Espongo in due parole quello che Leonardo dice in cento. Facciamo la storia con i se: fatto fuori uno, ce ne potrebbe essere un altro. Fosse morto Hitler, ci potrebbe esser stato Goebbels o il primo imbianchino che passava.

Molto probabilmente no; ci sono personaggi storici unici ed eccezionali che deviano e conducono il corso della storia, che precedono e innescano i mutamenti sociali. In questo c’è una certa differenza tra la Rivoluzione Francese e i suoi protagonisti e l’avvento del Nazismo, tra la Guerra Fredda, che fluiva quasi indipendentemente dai gerarchi del Partito Comunista e i presidenti Americani in carica, e l’Unità d’Italia, studiata a tavolino e realizzata da un condottiero nel disinteresse della gente del sud.

Ricordo una conversazione con un professore di biologia olandese alcuni anni fà. Si parlava di Berlusconi, che imperversava già da troppo tempo, quattro anni del suo primo mandato, e all’epoca neanche si pensava fosse lontanamente possibile un secondo mandato. Il professore mi disse:

- Anche noi abbiamo avuto un problema del genere, un leader carismatico di un partito populista in ascesa, con idee fortemente xenofobe, supportato dai media.

- E cosa è successo?

- L’abbiamo ammazzato.

Proprio così, "l’abbiamo", non "è stato". Rimasi interdetto, non avevo mai pensato alla possibilità che l’assassinio politico fosse un gesto in qualche modo rivendicabile da una persona, peraltro estremamente compita e moderata. Come andò a finire: per un ritorno di commozione la Lista Pim Fortuyn ebbe un immediato successo elettorale, ma priva del suo capo iniziò subito una crisi fino a sostanzialmente estinguersi, e il problema non si è più posto.

Questo non potrebbe succedere in Italia. Il danno è fatto, Berlusconi è già in declino, se ne sta lentamente (troppo lentamente) andando. Ma se non ci fosse stato qualcuno che avesse costruito Milano2, Mediaset, Retequattro etc., si, le cose sarebbero andate ben diversamente. Almeno per una quindicina d’anni, fino all’avvento del successivo…

October 21, 2009

antelligenza irtificiale

Filed under: rumore

Osservavo al semaforo un ragazzo che sembrava chiacchierare amabilmente con la voce femminile, piuttosto suadente, del suo navigatore satellitare. Ci mancava soltanto che i due commentassero l’abbigliamento e le curve di una che in quel momento passava le strisce. Tecnologicamente, i computer già possono guardarsi intorno, non solo per motivi di sicurezza (come quando segnalano se i paraurti delle auto tra cui si sta cercando di parcheggiare sono pericolosamente vicini), ma anche per riconoscere e commentare le fattezze dei passanti, magari lanciando un doppio fischio "fiu-fiuuuuuu" alle più avvenenti; o per insultare un altro veicolo e il suo conducente per conto terzi. Collegati in rete, i navigatori potranno presto aggiornarsi sul clima e descriverlo non peggio di quanto farebbe Il Generale alla televisione; potrebbero anche commentare  le notizie politiche del giorno taglia-incollando dai blog preferiti, discutere dell’arbitraggio (con una millimetrica autorevolezza mai vista prima) e del relativo scandalo, condividere acute analisi tattiche interpolando le pagelle calcistiche di decine di quotidiani. Ancora: ascoltare assertivamente le lamentele del conducente sulla vita matrimoniale, e magari scambiare qualche frase tipo "non sai la mia, non sa neache cucinare". Forse rimarrebbe ancora un tabù sorseggiare con loro un prosecco, ma insomma, non manca molto.

Non so se l’Intelligenza Artificiale possa mai elevarsi sopra l’intelligenza umana. Anzi, propendo per il no: sono un fan di Goedel. Ma può ben essere che la stupidità media umana si inabissi ben sotto la loro.

October 17, 2009

brigate sticazzi

Filed under: rumore

A tempo record: ho letto solo i titoli, e sentito una veloce al Tg3, sulle (presunte) minacce al premier Bossi e Fini da parte di qualche sedicente brigata comunista. Non ho bisogno, per ora, di altri elementi. Mi viene da pensare: ma ppporca puttana, o la velina trasfigurata l’hanno inviata i servizi segreti su diretta ordinazione del boss, oppure questi qua sono veramente degli idioti improvvisati. Adesso avremo pagine e rubriche sul clima intimidatorio nei confronti di Berlusconi, le connivenze tra De Benedetti e il nuovo stragismo rosso, etc. etc. Le BR, quelle vere (percepite nella mia voce un tono nostalgico) non avrebbero mai e poi mai preso di mira una figura inutile e istituzionale senza potere, un vegetale colpito da ictus che a stento riesce a parlare, e un vecchio sessuomane disperato. Le BR andavano a colpire i gangli del potere reale, quelle eminenze che nell’ombra lavoravano alla fattuale realizzazione dell’iper-liberismo, con le privatizzazioni, con le riforme del lavoro. Forse erano a corto di queste figure, visto che attualmente nessuno governa in Italia.

Questa è mossa veramente geniale: in senso ironico, se da parte di presunti rivoluzionai; e in senso letterale, se da parte di zelanti sostenitori.

October 13, 2009

link

Filed under: rumore

Oggi (ieri) un articolo (o meglio, un temino delle medie) su Repubblica online che parla di questo blog, ricopiato, copi-incollato, con tanto di galleria fotografica annessa saccheggiata dalla fonte; e corredato soltanto di un commento dell’ideatore del blog raggiunto probabilmente via mail o al telefono per due minuti di conversazione travisata etc. Va bene, che questo sia il giornalismo al tempo di internet ci può stare. Che i quotidiani non facciano più informazione, ma solo rumore, e le inchieste si spostino tutte sui settimanali d’approfondimento ci può stare. Ma, come si chiedeva un amico, quale direttiva interna impedisce di mettere quegli ovvi link, almeno alla cosa di cui stai parlando!, se non a pagine interne di Repubblica e tutti i prodotti editoriali dell’Espresso? A cosa serve? A fingere che il loro non sia solo un blog come gli altri, che attinge le sue notizie da Repubblica cartaceo (e in genere le redazioni sono ben separate e demarcate) e dalla blogosfera. Un blog approfondito e autorevole quanto il compianto PTWG (che non vi linko)…

October 6, 2009

Newton e il principio di equivalenza

Filed under: fisica fiscale

Domani dovrò dare una lezione elementare di Meccanica Razionale (un nome che mi fà tremare al solo pensiero…). I ricordi ritornano alle lezioni ricevute da ottimi ma inflessibili matematici. Devo introdurre il ritratto in fase, e parlare del pendolo. Mi viene in mente un semplice fatto: quando si traccia il grafico di un’energia potenziale V(q), il primo pensiero corre ad una palla senza attrito che rotola giù per pendii

 

A priori non è affatto ovvio che la dinamica del punto materiale dettata dal potenziale sia la stessa di una pallina posta sullo stesso profilo e soggetta senza attriti a gravitazione uniforme. Ispezioniamo le espressioni per le energie. L’energia totale del punto materiale in un potenziale è

 

mentre quella gravitazionale

 

Notate che ho distinto tra massa inerziale e massa gravitazionale.  Ora l’equazione di Newton fornisce

 

I due scenari sono equivalenti SSE massa inerziale e massa gravitazionale coincidono (a meno di una costante di proporzionalità universale g). Quindi la visualizzazione di un potenziale qualsiasi come di una collina altro non è che il principio di equivalenza di Einstein, che permette di confondere un’accelerazione con l’effetto gravitazionale di un potenziale uniforme. D’altra parte, l’equazione di Newton

 

non è una legge, ma una definizione. Guardatela bene. Sappiamo cos’è un’accelerazione, perché la misuriamo in termini di spazio e tempo (e, se vogliamo spingerci all’estremo, il tempo lo misuriamo in termini di posizioni relative di sistemi fisici). Ma possiamo sapere cos’è una forza se non l’effetto che procura su un oggetto? Si, possiamo! Basta confrontare le forze meccaniche che esercitiamo con una forza data, universale: la forza peso. Capite dove voglio arrivare: la definizione di Newton stabilisce che massa inerziale e gravitazionale si equivalgono, mentre la legge di Newton stabilisce la linearità tra forza peso e accelerazione. Portata alle sue estreme conseguenze, l’equazione di Newton già contiene il principio di equivalenza einsteniano. Mancava solo un po’ di geometria.

via

Filed under: rumore

La situazione politica attuale, più che una via senza uscita, mi sembra un’uscita senza via. Ce l’abbiamo lì a due passi, spalancata. E’ così ovvio che bisogna fare quel passettino. Magari domani sarà più facile. O più difficile.

October 4, 2009

directed spin networks and spin

Filed under: fisica fiscale

Before plunging into the group representation mess, I wanted to make up my mind about why "spin networks" are called "spin" networks. The conclusion I came to is quite different from those I’ve (rather superficially) taken a look at, but it is well suited for NESM (Non-Equilibrium Statistical Mechanics) since it deals with oriented graphs and with bits of information spreading through a thermodynamical system (i.e., a system where information diffuses).

Oriented spin networks

Spin networks (SN) are in the first place graphs (lines connecing dots in space) with an integral weight attached to each edge, which bears a microscopic interpretation in terms of collections of strands (think of a rope made up of several filaments):

 

 The black transversal box is the permutator, meaning that each straight edge is actually identified with the ensemble of strands in all their possible permutations, e.g.

 

SNs, when closed (no strands ending up in the middle of nowhere), can be algebraically manipulated so to yeald a number. Open SNs can be identified with tensors, permutators with determinants etc. At the moment I have no idea what the physical meaning of that number is and how it relates to other numbers in graph theory, such as cofactors of the laplacian matrix and so on (I have a vague hypothesis that such evaluations could find a place in NESM when restricting variational principles to given domains in the space of systems which share similar response properties (= which have similar inertias to external stimuli). Sort of "universality class index"… could be, but could very well not…). Let’s skip that.

I would rather deal with oriented graphs. So let’s put an arrow on each strand:

Now the permutator can only be taken among strands with the same orientation. We have also assigned an arbitrary orientation to the edges of the graph. We now have two quantum numbers for each edge: the total number of strands 2j (factor 2 not casual) and the difference 2m between forward and backward strands in the direction of the orientation of the corresponding edge; each time the direction of a strand is reversed there is an even jump in 2m: m ranges in -j/2,-j/2+1…j/2. So it is not hard to see that j and m behave respectively as the label of the SU(2) representation and as the eigenvalue of the third component of the angular momentum (that along which measurement is carried on).

So we can define angular momentum eigenvectors |j,m> this way:

Directed or signed SNs?

Before moving on, a note on directedness. Surfing the SN literature I can find mention of directed spin networks, but in a very different taste (and in fact, I can’t find oriented strands anywhere). Since when evaluating a SN one antisymmetrizes permutations according to their parity, as Rovelli and Smolin put it in Spin Networks and Quantum Gravity (here)

It follows that the (trivalent) states that we have obtained by antisymmetrizing the ropes are fully determined solely by their support, the order of each rope and an overall sign. Equivalently, they are determined by a trivalent graph (the support), with integers assigned to each link (the order of the rope), plus an orientation of the graph.

So, I gather that SNs are signed graphs (graphs with a + or - sign on each edge) and not oriented ones. The difference is subtle: while signedness is absolute, orientation is relative to a given one; and for a trivalent graph there is no such preferred orientation. Note that signed graphs have properties which oriented graphs do not. For example, they have a Tutte polynomial and planar graphs have a dual knot (medial construction, see here).
(more…)

October 3, 2009

-28

Filed under: contatore

Questo articolo del Giornale è un capolavoro falsario. Un intero articolo di analisi di un centinaio di commenti di questo editoriale di Saviano su The Times, conclusione: gli inglesi la pensano in direzione opposta, e gli danno dell’idiota. Basta sfogliare brevemente la chat per capire che è stata artatamente monopolizzata da un paio di persone. E basta leggere poche righe per rendersi conto che queste persone sono italiane. Sarebbe interessante conoscere gli indirizzi IP.

Ultimamente ascolto spesso discorsi sul riequilibrio delle forze politiche nei media. Si è sdoganata l’etichettatura veloce: lui è di sinistra, lo sono Fazio, la Gabanelli, la Dandini, Mentana (parentesi: essere di destra non è riconosciuto, perché essere in quota PDL significa semplicemente essere moderati e tacere: ignoranza e diseducazione, fine parentesi). La radio poi, è un covo di gente di sinistra, quelle commerciali (105, DeeJay, Sole24) e soprattutto il bastione bolscevico della radio pubblica. Sarà. I servizietti di Aldo Forbice su Radiouno me li ricordo solo io forse. Ma quello lo chiamano il "moderato". In ogni caso, ricordo che alcuni anni fà ci si faceva un po’ più attenzione, ad etichettare la gente. Non c’era veramente bisogno di sapere cosa votava Pippo Baudo. Scoprire i gusti elettorali di un professore non apertamente schierato era un giochino, e non era neanche molto interessante; e soprattutto non contava un fico, se questi insegnava bene. Ho ancora qualche amico a cui non ho mai chiesto che croce mette. C’era uno iato tra cosa si votava e cosa si pensava, e mi sono sempre sentito in imbarazzo a dichiararmi di sinistra, pur votando dichiaratamente a sinistra. E soprattutto, IO ero a sinistra e non Fazio e la Littizzetto. Ora mi sembra che ci stiamo mettendo tutti il cartellino, un cartellino sbiadito: così lo sai in partenza, che quella persona, indipendentemente da cosa pensa, la pensa diversamente da te; e quell’altra, sta dalla stessa parte della barricata. Tra le varie altre cose che vorrei recuperare, dopo, quando tutto questo sarà finito, è un atteggiamento un tantino più sfaccettato ed ellittico sui gusti elettorali; una discrezione che predispone all’ascolto delle idee altrui. Per questo, però, ci vuole della gente pensante.

Comunque, oggi c’è la manifestazione per la libertà di stampa, che ha tutto il mio supporto morale etc. etc. Devo dire che sono un po’ stufo di questa situazione, in cui si scende in piazza con Repubblica sotto braccio, tutto l’arco costituzionale da Travaglio a di Pietro a Franceschini, con i santini di Obama nel portafoglio. Voglio che si torni un po’ a parlare di politica, e non vedo l’ora che ci sia un bel governo democristiano che mi faccia sentire di nuovo autenticamente di sinistra, con tutto quello che vorrà dire, dopo, essere di sinistra: credo che dovremo reinventarcelo. Voglio scendere in piazza per i diritti dei gay e delle lesbiche, per i diritti dei migranti, per lo sciopero dei precari (?!), contro la prossima guerra, contro le nuove privatizzazioni iper-liberiste, contro il prossimo cantiere faraonico. Non ce la faccio più a stare a seguire l’agenda degli appuntamenti del premier mentre a puttane se ne và il paese e qualsiasi pallida speranza di poterne fare un posto migliore.



Get free blog up and running in minutes with Blogsome
Theme designed by Helga Cleve and widely (wildly)
rearranged by matteoeo (sorry helga!)