November 24, 2009

compiti per casa

Filed under: rumore

Una saccade è un rapido movimento di assestamento degli occhi per il raggiungimento di un target. Spostate il vostro sguardo da un oggetto all’altro lentamente, cercando di osservare lo scorrere delle cose in mezzo.

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Definisco:

A(1) = 1 + 1 = 2

A(2) = 2 * 2 = 4

A(3) = 3^3 = 27

Trovare A(4).

November 21, 2009

memoria e circuiti

Filed under: supposte proposte

Lunedi sarò ad un workshop di "neurostocastica", ovverosia modelli stocastici per le neuroscienze. Io non me ne intendo affatto del lato neuro ma qualcosina so di processi stocastici, in particolare di termodinamica delle diffusioni su grafo, per cui sono particolarmente attratto dai titoli dei seminari di un paio di amici, in particolare Diffusion on Graphs for Neural Models, e Microcircuits of Stochastic Neurons.

Per prepararmi al meglio ad assimilare l’assimilabile, con un paio di amari (rigorosamente lucani) in corpo ho chiacchierato con amici aspiranti neurologi (e non) di alcuni meccanismi di funzionamento del cervello, in particolare di memoria, ed ora cerco di forzare un’interpretazione che probabilmente poco ha a che fare con la realtà, e quindi è buona per essere messa su blog. Vado per punti.

1) L’assonanza che ha acceso i miei neuroni (anzi circuiti) preferiti è stata quella che in qualche modo i ricordi siano custoditi e attivati dallo scambio di "bits di informazione" lungo circuiti di neuroni nel cervello; e sottolineo lungo circuiti. Ogni neurone può appartenere a circuiti diversi, ed ovviamente poi ci sono aree specializzate etc. Ma sarò estremamente rozzo e mi immaginerò semplicemente un network (punti collegati da linee) che scambia bits di informazione (discretizzati) e basta. Quello che segue non è un modello della memoria umana, ma potrebbe essere pensato come un modello astratto di memoria dinamica; pensate pure alla memoria di un computer.

2) I circuiti sono gli oggetti "macroscopici" fondamentali della termodinamica di non-equilibrio di una diffusione su un network. Quando dico macrosopico mi riferisco ai parametri che regolano il flusso di informazione in un circuito; mesoscopico è invece il livello dei kilobytes di informazione che fluiscono lungo il network, e microscopico è il livello dei singoli bits (singole realizzazioni di un processo stocastico).

3) Le correnti di informazione lungo circuiti sono una caratteristica fondamentale dei sistemi lontani dall’equilibrio, ed è ciò che consente a tali sistemi di essere resistenti, adattabili, complessi, soggetti a feedback. Resistenti perchè è più difficile perturbare un equilibrio dinamico piuttosto che uno statico (per via di una sorta di "inerzia"), adattabili perché se si interrompe un flusso di qualcosa (pensate all’acqua), questo per conservazione deve trovare un altro sfogo, e lo troverà; complessi perché quando si creano fenomeni non locali (i circuiti collegano luoghi lontani tra loro) ci sono correlazioni a lunga distanza, e quindi una maggiore varietà e interdipendenza dei fenomeni, cioè la predisposizione al feedback.

4) I sistemi lontani dall’equilibrio per mantenere le belle caratteristiche che hanno devono essere costantemente alimentati dall’esterno attraverso un flusso di energia, o viceversa immettendo costantemente entropia nell’ambiente. Pensate al metabolismo e alla respirazione per un corpo umano, e alla corrente elettrica / ventola di raffreddamento per un computer.

5) Ora l’idea del modello è questa: invece di usare i nodi del nostro network come delle "scatole", in cui infilare dell’informazione (nella speranza che ci rimanga) per poi andarla a rintracciare muovendosi lungo le maglie del network in base al suo indirizzo, un po’ come funzionano i dischi di un computer (via magnetizzazione), noi immagazziniamo informazione tramite circuiti in cui questa informazione circola in continuazione. I ricordi sono registrati in maniera "dinamica"; invece di avere un singolo bit in una scatola, abbiamo un bit circuitante; ed un ricordo è associato ad un modo di percorrere tale circuiti; l’intensità del ricordo all’intensità della corrente. I vantaggi sono molteplici: ricordi più resistenti, e soprattutto una capacità molto molto maggiore: i modi di percorrenza i circuiti di un network da parte di un bit di informazione sono potenzialmete infiniti. Gli svantaggi sono che è più dispendioso in termini energetici, e che quando manca l’approvvigionamenteo il sistema muore.

6) Ora scendiamo a livello microscopico. Uno dei fastidi del modello è questo: se ad ogni nodo di un network devo metterci un carabiniere che inoltra ogni bit di informazione nella direzione che gli spetta, siamo fregati. Il modello per essere funzionante necessiterebbe di altrettanta informazione quanta quella che deve processare. Quindi bisogna lasciare un certo livello di arbitrarietà, di indeterminatezza; e ancora poter godere di tutta la ricchezza dei fenomeni microscopici.

7) Ora considerate una città composta di soli due isolati separati da una strada comune che si biforca per andare a formare due circuiti attorno agli abitati, ed un flusso di auto (i nostri bits) che viaggiano in questo sistema. Supponiamo che il nostro carabiniere decida non tanto il destino di ogni auto, ma semplicemente mandi aleatoriamente le auto da una parte e dall’altra in maniera da mantenere una proporzione fissa di circolazione nei due circuiti (per esempio, il 50% di qua e il 50% di là). Ci saranno auto che per lungo tempo rimangono a circuitare solo a destra, alcune solo a sinistra, alcune che faranno un 8, altre ancora faranno circuiti più complessi (col passare del tempo le possibilità aumentano come i numeri razionali; un bel salto di qualità rispetto ai bits custoditi nel cassetto…). Ad ognuno di questi modi di circuitazione associamo un ricordo; allora la situazione macroscopica fifty-fifty corrisponde ad uno spettro molto ampio di ricordi); variando la proporzione modificheremo anche la sfumatura dei ricordi, arrivando fino a focalizzarci completamente su un pensiero chiaro e tondo (situazione 100% vs. 0%). Quindi non governo i ricordi ad uno ad uno, ma li gestisto modificando parametri macroscopici e lasciando che il sistema evochi tutto ciò che è compatibile con questi parametri macroscopici, perchè semplicemente è nelle possibilità e statisticamente avverrà.

8) La forma dei ricordi. Perché un ricordo dovrebbe essere rosso, l’altro profumato, l’altro una porta, l’altro un numero di telefono… Dove stanno custodite queste cose nel nostro modello di memoria? Da nessuna parte! La memoria non è altro che la stessa conformazione di parametri macroscopici che si sono dati nel momento in cui un certo stimolo esterno veniva assimilato; ogni volta che il sistema assume la stessa conformazione, evoca quella memoria.

9) Se sul piano astratto il modello può anche avere un senso compiuto, molto più dura è non darmi dell’idiota quando si pensi a situazioni più realistiche. Tornando al cervello, io nella mia profonda ignoranza di neurofisiologia (che spero presto di colmare!) in effetti mi immagino un impulso elettrico che và a stimolare in rapida sequenza tutta una serie di neuroni, ed esattamente questa catena di stimolazioni evoca il ricordo. Sul piano tecnologico sarebbe interessante sapere se esistono sistemi dinamici di archiviazione dell’informazione. Altrimenti bisognerà inventarselo!

November 8, 2009

figlio didio

Filed under: daily rants

Per la nostra cultura Giuseppe era pedofilo, e i casi sono che o la Madonna è stata stuprata da ignoti, oppure lo ha cornificato. Quindi Gesù era bastardo, oppure era figlio di…

November 6, 2009

note a margine sul senso di un cadavere appeso

Filed under: daily rants

Vorrei poter tornare liceale e rimuovere con le mie mani, domani mattina, il crocefisso (quel crocefisso che da noi per mesi è stato appeso a testa in giù ad opera di qualche compagno metalluso). Non perché questa dell’ineccepibile sentenza europea sia una vittoria, ma perché dovrebbe essere l’inizio di una battaglia, di una lite continua, di una sana discussione.

E la battaglia non è affatto quella degli atei, o degli anticlericali, o dei devoti di altre religioni contro i cattolici. Ma è quella dei cristiani e di tutti quelli che praticano di fatto un confronto ecumenico con le altre confessioni, contro le istituzioni e gli istituti cattolici.

Quelle istituzioni che misurano la loro permeanza* sociale in base a confessioni impartite, crocifissi appesi e 8 permille intascati, e non si rendono conto che tanta parte degli studenti sotto quella crocetta praticano un’altra religione, e la stragrande maggioranza se ne fotte altamente di qualsiasi religione, tantomeno la loro. Senza dimenticare che quegli altri fanno digiuno per un mese, e loro riescono a riempire le Chiese soltanto alla vigilia di Natale, credenti di buona fede ben gonfi di formaggi francesi e pesce crudo.

Sentivo Cacciari all’apice della sua spocchia commentare sull’incomprensione del simbolo (pieno accordo, tant’è che lo stesso Cristo lo rimuoverebbe dalle aule oggi potesse tornare sulla terra) e sul fatto che, essenso secondo gli esiti dell’elucubrazione sua, di Kierkegaard, di Sant’Agostino e di altre dieci persone che fanno la storia del pensiero umano e tutti gli altri caproni sono indietro di secoli rispetto al frutto del loro pensiero, dicevo essendo la croce un simbolo laico di sconfitta e accettazione del dolore, e la religione cristiana sostanzialmente laica (sarà stata laica la discussione sul fine vita di Eluana Englaro?), cadaveri di tal fatta andrebbe esposto in tutti i luoghi pubblici. Discorso filosoficamente pregnante, sicuramente. In un’intervista parallela Cacciari criticava la scelta del leader del PD e gridava allo scandalo perché i suoi moniti non sono mai stati ascoltati. E potranno anche essere giusti, questi moniti, ma non è che qui si pecca un tantino di etnocentrismo o di egocentrismo? Non è che gli altri milioni di votanti alle primarie, gli altri milioni di praticanti di altre religioni, potrebbero avere un pensiero filosofico diverso, e magari considerare la croce alla stregua semplicemente della potenza della Chiesa Cattolica… E’ per questo che ci sono i principi e c’è la giurisprudenza: servono a spogliare un fenomeno della sua interpretazione, per quanto possibile, e a ridurlo a dei valori quanto più basilari e condivisibili possibili. I principi a volte possono fare male, andare contro quello che vorremmo; possono scottare. E Cacciari si è scottato, ma proprio tanto.

*NdA (neologismo dell’autore).

November 5, 2009

uno ad uno

Ogni anno in Italia si ammalano dell’influenza stagionale 3-4 milioni di persone, poco meno del 10% della popolazione. Alcune migliaia muoiono per i motivi che sappiamo, persone già deboli e debilitate da altre malattie, per la sovrapposizione con infezioni batteriche, perché cadono dalle scale in preda ai deliri etc. Quest’influenza è più virulenta, ed è stato stimato da fisici ed epidemiologi un 30% di diffusione. Quindi dovessero morire 20mila persone saremmo nella media.

Mi auguro che Repubblica non voglia pubblicare uno ad uno i nomi di queste 20mila buonanime.

Anche perché sarebbe un’ottima strategia per affollare gli ospedali e ambulatori di gente sostanzialmente sana ma portatrice del virus, impedendo a chi avesse veramente delle complicazioni di avere l’assistenza necessaria. E come si sà i luoghi pubblici e affollati (ospedali, scuole, aereoporti) sono i nodi nevralgici della trasmissione delle malattie. E negli ospedali ci stanno proprio quegli individui già debilitati che potrebbero rischiare di più.

In Inghilterra si è preferito diffondere informative su come areare i locali, come mantenere distanze ragionevoli da persone che mostrano sintomi, sull’evitare effusioni con sconosciuti (?). In Italia i medici di base staccano il telefono, la gente se vede salire la temperatura si preoccupa (e mi preoccuperei anch’io se mio figlio avesse febbre a 40), e non sa dove sfogare l’ansia. In compenso sarà somministrato un vaccino preparato in fretta, i cui effetti collaterali non sono ben noti, dopo che presumibilmente il picco dell’influenza sarà passato. A beneficio delle case farmaceutiche, ben rappresentate dalla moglie del ministro con delega alla Salute.



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