non ci siamo
Ieri sera il TgFascio ha voluto superare il TgDelleLibertà nell’arte fine del prono servilismo. Si sa che il nuovo corso che il Presidente vuole imporre al suo governo e alla democrazia interna al suo Popolo avverrà nell’insegna dell’AMORE, contrapposto all’ODIO dell’opposizione, dei traditori interni, dei tiratori scelti di statuette del Duomo, dei magistrati che hanno mandato in esilio il grande statista Bettino (di cui riccorrerà il decimo anniversario della morte il prossimo gennaio, tenetevi pronti). Per cui quale migliore occasione delle vacanze di Natale per presentare il nuvo album dell’affermato duo Berlusconi/Apicella, ovviamente all’insegna dell’amore. Opera d’arte così pregnante da meritare ampio spazio nella rubrica culturale.
Ma la notizia centrale che merita un minuto (di silenzio) è che l’Inno, ma no, che avete capito, non quello d’Italia, bensì la hit dell’estate Meno Male che Silvio c’è subirà una modifica sostanziale: per geniale intuizione dell’Amato Leader si passerà al plurale di Meno Male che Noi Ci Siamo. Nell’intervista il Paroliere di questo capolavoro della musica impegnata italica ha dichiarato che si rimboccherà le maniche per adattare il nuovo testo.
In effetti chiunque sia dotato di un minimo senso della metrica si renderà conto che le note dell’inno (in un soave tempo ternario) sono pensate per la metrica della frase originale
3/8 : [un]- do-re | mi- re- do | re —– - si | doooooo
mè-no| mà-le-che | sì——-lvio |c’èèèèèè
La nuova frase si adatta male, perché si rende necessaria la ripetizione del Do finale (possibile che il Presidente musicista non si sia accorto di questo piccolo inconveniente?):
3/8 : [un]- do-re | mi- re- do | re —– - si | do - do
mè-no| mà-le-che | nòi——-ci | sià - mo
Provate a cantarvela per capire. Avere uno strascico dopo il battere finale non suona bene, rompe la perentorietà della cadenza. Quindi, siccome è notorio che nelle fila della destra scarseggia il culturame parassitario e pare che Riccardo Muti non sia disponibile per un supporto tecnico, vorrei offrire il mio umile contributo per risolvere questo rompicapo, in confronto al quale una fuga di Bach è una barzelletta.
La soluzione più banale sarebbe quella di troncare la frase:
meno male che noi ci siam!
Trallallà, trallallà: meno male che noi ci siam! Praticamente una canzone dei Puffi (che pure sono azzurri). Un’appoggiatura potrebbe aiutare:
3/8 : [un]- do-re | mi- re- do | re —– - si | re —-| do —
mè-no| mà-le-che | nòi——-ci | sià —-| mo —
La cadenza è armonicamente equivoca, perché può evocare sia una cadenza plagale di sottodominante che un ritardo della dominante, e necessita di un fine lavoro di armonizzazione. Questo però stempera la rigida dialettica sottodominante-dominante-tonica. Inoltre rende l’inno vagamente simile ad un salmo ecclasiastico. Il Presidente sicuramente non vuole nè rinunciare all’estaltata perentorietà della cadenza esatta, lui che non lascia mai spazio al dubbio ma è portatore di Verità, nè tantomeno vorrà sembrare curiale. L’appoggiatura potrebbe essere resa più interessante con l’inserimento di un’alterazione:
3/8 : [un]- do-re | mi- re- do | re —– - si | re bemolle| do —
mè-no| mà-le-che | nòi——-ci | sià —- | mo —
Quel re bemolle rievoca la scala napoletana tanto cara al Presidente e al suo cantore, e inoltre è armonicamente molto più forte perché, jazzisticamente, può essere interpretata come una sostituzione della dominante. Il jazz è musica del demonio e della sinistra, la musica napoletana invece è appannaggio delle destre. Anche qui una situazione equivoca.
Schiacciare il testo nelle battute precedenti viola gli accenti, per cui si impone una modifica del testo:
meno mal che ci siamo noi
Il solito problema della parola tronca può essere evitato sostituendo quel (francamente brutto) "meno male" con
per fortuna ci siamo noi
Questa soluzione offre l’innegabile vantaggio di terminare con la parola migliore: quel NOI che è esattamente la cifra del Berlusconismo: noi contro di loro. Che io, con questo piccolo supporto, ho voluto violare all’insegna del nuovo patto tra le Italie per il progresso del Paese.

